Si dice e si legge che i rapporti interpersonali sono ai nostri giorni più difficili, specialmente nelle grandi città, per la mancanza di tempo. Questo spiegherebbe la grande fortuna di Facebook, che permette per così dire di tenere sotto controllo la propria rete di amici, benchè in modo virtuale, e di chiacchierare da casa propria con una intera community nello stesso istante…ma sempre senza vedere e senza ascoltare nessuno, senza la necessità di prendere l’autobus o di cambiarsi. Ma è la stessa cosa? Davvero sono superate e anzi finite per sempre quelle belle descrizioni dei romanzi, perlopiù ottocenteschi, dove avevano grande importanza l’espressione dell’interlocutore, il suo sguardo, il suo tono di voce, un moto della palpebra o delle sopracciglia, un improvviso rossore o al contrario un repentino impallidire?
Finite e superate perchè, tanto, non ci si vede più e si chatta soltanto, tutt’al più ci si telefona?
Ovvio che mantenere e coltivare delle amicizie richieda tempo e anche, in una certa misura, fatica. I ritmi della provincia sono generalmente più blandi e più ripetitivi- senza considerare che le stesse dimensioni “fisiche” delle città consentono di muoversi meglio. Eppure non sarà che anche qui da noi, nei piccoli centri, ci si stia disabituando a un interlocutore in carne e ossa? Che si dicano a tutti le stesse cose? Che non si faccia più distinzione tra amici- amici, e amici-così e così? Che si assuma un comportamento standard, frettoloso e da chat anche quando ci si incontra, direbbero i francesi, vis- a vis?
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