Ma vale poi la pena di lambiccarsi tanto, e di darsi tanto da fare davanti allo specchio per escogitare gli abbinamenti che, almeno lì per lì, sembra che ci illuminino il viso, ci distendano un po’ i segnetti, diano ai nostri lineamenti un maggiore nitore o, a seconda dei casi, mettano in ombra i nostri difetti?
La over è così. A volte ci tiene a dimostrare meno anni, ed evita accuratamente tutto quello che odora , per l’appunto, di over; a volte, invece, se ne infischia completamente. Saranno gli ormoni che ballano, e talora traballano- e Susy Bomb ne è un chiarissimo esempio- , ma , se una si sente da nero e se lo vuole mettere addosso, si tratti di una maglia o di un paio di pantaloni, o da viola o anche di quel marrone scuro che è di per sè deprimente, perchè mai non dovrebbe farlo? Se per l’appunto vuole evidenziare il suo umore e mandare uno di quelli che, con parole abusate, si chiamano “messaggi trasversali”?
E i capelli, vale davvero la pena di tingerseli, nel momento in cui l’appuntamento con il parrucchiere rischia di diventare così frequente da svenarci?
Ho letto da non molto tempo un romanzo di un’autrice americana- peccato che io non ne ricordi il nome- in cui la protagonista, tintissima da anni, convinta di stare facendo quello che è giusto fare alla sua età, si guarda d’un tratto nella vetrina di un negozio mentre è in centro a fare spese. La sua tintissima chioma le pare, all’improvviso, così falsa e stonata, così ingannatrice che perfino se ne vergogna: e decide di non tingersi mai più. Qual’è la vera libertà? Quella di tingere i propri capelli o quella di portarli così come sono?
Chi ha ragione?
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