Anche Susy Bomb, come tutte le donne, ha atteso il ribasso dei prezzi per fare qualche acquisto. Come tutte le donne desidererebbe, periodicamente, sgombrare tutto il guardaroba e rinnovarlo da capo a fondo, ma non si può; in fondo, ingegnarsi per far apparire nuovi i capi già in proprio possesso, e aggiungerne altri nell’armadio sapientemente studiati, a prezzi convenienti, è un’arte che non solo è necessaria per la stragrande maggioranza di noi, ma soddisfacente e anche divertente, perchè ci permette di esercitare gusto, fantasia, senso estetico. Decisamente, un capo color lilla o addirittura violetto ci vuole; può trattarsi anche di una sciarpa o perfino di guanti o collant, se non di un paio di stivali o di un cappotto; però ci vuole! Vogliamo essere da meno di Carla Bruni, che ha lanciato questa tinta in tutto il mondo? Quanto alle scarpe e agli stivali, dovrebbero essere di vernice, nera oppure bianca, e magari accompagnati da un berretto a visiera dello stesso materiale (chi si ricorda il cirè degli anni Settanta…?). Un capo in maglia non guasta: gonna o vestito scivolato, con cinturona che scende sui fianchi . E che ne dite di un poncho multicolore che va bene su tutto? E di una borsona argentata o dorata? E poi tacco, tacco, tacco….tanto la sera si può fare un pediluvio, e se si sta in ufficio, dietro la scrivania, perchè non indossare semplici calzini antiscivolo fino al momento di alzarsi?
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Amiche e amici di Susy, e non solo! Lo stile e la moda sono argomenti ruggenti, si direbbe!
A questo proposito, ricorderete certamente che, una volta perso il cervello, Susanna Manara le prova un po’ tutte per sembrare più giovane, dal taglio di capelli - sul quale torneremo - al trucco fosforescente fino all’abbigliamento… cinese. Malgrado il suo rotolamento, però, mantiene la sufficiente lucidità per rendersi conto che, attorno a lei, molte donne, più che migliorare il proprio aspetto, lo peggiorano con scelte quasi autolesionistiche.
Da pagina 237:
“Susanna era ancora intenta a fissare i manichini quando la sfiorarono chiacchierando, mentre entravano in negozio, un paio di universitarie (presumibilmente), con una pelle del viso compatta e rosea senza bisogno di trucco, ma infagottate in jeans che aumentavano e mettevano in evidenza i loro già robusti, rotondi, bassi e larghi sederi. Le guardò con disapprovazione. Che sconfortante mancanza di gusto![...]”
A tutti capita di vedere, per la strada, belle donne o belle ragazze vestite male, e donne e ragazze che sarebbero senza dubbio più attraenti se indossassero una gonna (che mette in evidenza il punto vita e non il punto “sedere”), e calzassero un bel paio di tacchi per slanciarsi e non scarponi bassi e tozzi o, comunque, scarpette piatte che donano solo dal metro e settanta in poi (oppure se si è filiformi).
Tra i capi d’abbigliamento più difficili da portare se non si è perfette (specialmente per noi baby-boomer, ahi ahi, ma non solo!) ci sono senza dubbio i jeans. Ma non quelli per la scampagnata o per il trekking, che vanno sempre bene: quelli per uscire in città, a vita bassa, magari con una gran cintura, indossati, perdipiù, con il tacco basso…
Risultato fagotto garantito.
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Quello che maggiormente colpisce, nello stile di Susy, è la femminilità: nessuno, dinanzi a lei, può e deve dimenticarsi del suo sesso. Di conseguenza, la nostra bionda esclude immediatamente i capi d’abbigliamento unisex oppure interscambiabili o, ancora, così informi da nascondere le particolari fattezze del corpo femminile (insomma niente scamiciatoni o camicie larghe né pantaloni troppo ampi che infagottano o che scendono sui fianchi o col cavallo basso).
Perdipiù, lei parte dal principio che non tutto quello che è di moda sta bene o abbellisce, sicché le fondamentali domande che ognuna dovrebbe porsi, nel momento di un acquisto o di un riciclo tra sorelle o amiche, non sono: è bello? È di moda? È firmato? Si tratta di una stoffa pregiata o costosa?, bensì:
Come mi sta? Questo colore si lega con quelli del mio viso e dei miei capelli? Sottolinea il mio fisico, ne mette in risalto le qualità e ne nasconde i difetti?
L’espressione “mettersi qualunque cosa addosso”, che è piuttosto teorica anche per le giovanissime - perché, con qualunque cosa addosso, in realtà non sta bene nessuna - non si addice assolutamente ad una ultraquarantenne. È in fondo un bell’esercizio, ed anche una questione di rispetto per chi ha a che fare con noi, pensa Susy, dedicare un po’ del proprio tempo alla scelta degli abbinamenti e a qualche prova davanti allo specchio (il testimone più fedele) prima di uscire. Ci si affina il gusto, ci si diverte anche, si prova soddisfazione nell’inventare degli accostamenti inediti con i fondi del guardaroba, magari riprendendo in mano i ferri per intrecciare una sciarpa dalla tinta esattamente uguale a quella di una camicetta che non si indossa da anni ma che, con quel tocco in più, rinasce a nuova vita…
Non c’è bisogno di avere tanti capi nell’armadio: piuttosto, di avere tutti capi che ci stanno bene, oppure che possano essere modificati per raggiungere lo scopo.
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