Testata
Nov
12
2008
Madri o padri quando?….

Andrea avrebbe voluto diventare padre a trent’anni, Samantah sembra contenta di essere approdata alla maternità a quaranta… dopo aver girato per locali (raccontaci, Samantah: quale tipo di locali? E per quanto tempo li hai frequentati?). Si direbbe, in apparenza, che la scelta di avere un figlio sia libera, individuale e fortemente legata al carattere e alla formazione della persona, oltre che alle esperienze e agli incontri vissuti. Tuttavia, come afferma il filosofo francese Henri Bergson, spesso “noi non scegliamo, ma siamo scelti”: non è forse vero che la nostra società ci suggerisce di considerare alcuni valori preferibili ad altri, e di anteporre benessere materiale o affermazione di sè al naturale desiderio, come si diceva una volta, di “mettere su famiglia”?

Oppure, più o meno consapevolmente, si spostano i confini della genitorialità sempre più in là così come quelli dell’invecchiamento, perché, quando si interpreta la parte dei figli e dei ragazzi - e non dei genitori e degli adulti - tutto è più semplice?

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Nov
10
2008
Esiste un’età ideale per diventare madri?

E’ meglio seguire la natura o la cultura?

La protagonista del romanzo, Susanna Manara, si è sposata a venticinque anni ed è diventata madre di Gabri a 26, mentre la sorella minore Cristiana ha avuto il suo primo bambino a 42. Le due sorelle sono emblematiche di scelte differenti che riguardano uno dei punti cardine dell’esistenza femminile: la maternità. Susanna ha seguito un percorso più tradizionale, benchè, attualmente, meno frequente tra le donne che lavorano; Cristiana, invece, incarna un fenomeno spiccatamente italiano, quello della maternità tardiva, rimandata oltre i quarant’anni.

Nel 1980 l’età media al primo parto si aggirava, in Italia, sui venticinque anni; nel 1993 si attestava sui 27; ora è sui 29. S’intende che le medie sono, come sempre, poco indicative, perché andrebbero specificate, di volta in volta, le aree geografiche, il livello di scolarità e di occupazione delle donne, le credenze religiose e adesso, anche l’etnia di appartenenza. E’ più facile, ad esempio, che una donna della classe media meridionale, che  vive in città, sia più simile nei comportamenti ad una pari classe coetanea di Milano che non a una abitante della sua stessa regione, che vive, però, in un piccolo paese. 

Avere i figli da giovani consente di seguirli meglio e di portare avanti gravidanze con minori rischi? Averli in età più matura rende l’esperienza della maternità e della paternità più ricca e più vera? La cultura sembra suggerire che una persona più realizzata, più stabile sentimentalmente e più completa - mete che generalmente si raggiungono dopo i trenta - sia un genitore migliore; ma la natura non sembra pensarla esattamente così.

Ammesso che sia possibile stabilire a tavolino, in un campo in cui tutto rappresenta una variabile, a quale età sia preferibile diventare madri, che cosa conta di più: la natura o la cultura?

Parliamone. Ecco uno spazio per le vostre esperienze, ma anche per il vostro pensiero e per la vostra voce.
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