Genitori cercasi. Quelli che sanno dire di no, quelli che rispondono “anche se lo fanno tutti gli altri, non è detto che si tratti di una cosa buona”, quelli che hanno polso, che sono lucidi, che si prefiggono di formare e non soltanto di allevare, che non considerano una seccatura , benchè temporanea, seguire i figli nella loro crescita, bensì la più appagante esperienza dell’essere umano, e che, quando sbagliano, almeno possono dire di avercela messa tutta. Dove sono finiti?
Alice ha scritto, giustamente, che “il problema di oggi è che i genitori non sanno più educare, comunicare ai figli i valori universali dell’individuo, tra cui la prima regola “non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facciano a te”. Il loro pargolo è allevato come se fosse un monarca senza responsabilità. Lo si difende a spada tratta anche quando ha torto marcio. Lo si riempie di regali e di soldi senza chiedergli nulla in cambio….”.
Chi può negarlo? I pedagogisti parlano di emergenza educativa, i sociologi di bisogni nuovi e artificiali che si sono sostituiti a quelli naturali, e che, per essere mantenuti e soddisfatti, hanno fatto cadere tutte le barriere rendendo quasi impossibile ogni rifiuto. L’attuale generazione giovanile , in generale, non ha il senso delle regole, del rispetto e dei ruoli. Tutti lo sappiamo, ma non questo diventiamo capaci di imporci, e il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi: figli- re, spesso dispotici, spalleggiati da genitori- schiavi pronti a scusarli in ogni occasione. Nelle scuole è stato ripristinato il voto di condotta per contrastare i comportamenti più indisciplinati, arroganti o addirittura violenti, ma questo servirà a far capire che la libertà non significa dare del “tu” ai professori e considerarli dei pari, nè esprimersi nelle aule come se ci si trovasse in discoteca, visto che spesso i genitori parlano peggio dei figli e sono i primi a d adeguarsi al modello dominante, quello dei media e dell’opinione pubblica del “tutto è permesso, sono giovani, devono godersi la vita”?
Siamo capaci di guardare negli occhi il risultato della nostra educazione e procedere a una revisione profonda del nostro modo di essere genitori? Oppure questo è troppo faticoso? E’ realmente troppo difficile andare contro un tipo di comportamento favorito da un sistema economico che ha fatto saltare tutte le etiche a favore del consumo?
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