In questo blog si parla soprattutto di donne, com’è naturale per un blog collegato a un romanzo “rosa”, inteso come “al femminile”. E se ne parla da svariate angolature, con frequenti interventi della cronaca -beh, si capisce, siamo la metà, e anche di più, del mondo.
Quindi mi è praticamente impossibile tacere e non riflettere almeno per un momento su quanto è accaduto a Sanaa, qui in Italia, qui a due passi da ciascuna di noi. E’ troppo forte il contrasto tra una società liberale e fortemente permissiva come la nostra, che ormai impartisce la stessa educazione ai maschi e alle femmine (e, di conseguenza, i comportamenti dei due sessi appaiono, spesso non piacevolmente, uniformati) , e la volontà di un genitore che, invece, ritiene di essere il padrone dello “ius vitae” della propria figlia.
Sappiamo tutte perfettamente che nella maggior parte del pianeta la donna vive in una condizione di inferiorità spesso addirittura giuridica, dunque imposta dalla legge e non soltanto da una mentalità segregazionista, e che i diritti di cui godiamo in Occidente sono stati forgiati da lotte durate dei secoli. Per questo non è certamente accettabile che avvengano violenze contro le donne in qualsiasi Paese, ma, ancora di più, lo è in un Paese democratico, che ha lungamente combattuto affinchè i suoi membri, senza differenze di sesso o religione, possano effettivamente dirsi tutti uguali.
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