L’interrogativo non è proprio così drammatico e pregnante come l’amletico “Essere o non essere?”, però la simpatica Angela ci offre l’occasione di parlarne. Bilancia, calorie, diete dissociate o bilanciate, “ho messo su un chilo o due”, “non entro più nella gonna o nei jeans”, “scoppio da tutte le parti”: più o meno ognuna di noi si esprime in questo modo diverse volte al giorno. Ognuna di noi ha in mente il proprio periodo aureo (dalla taglia 42 alla 44), quello ancora accettabile (dalla 44 alla 46), quello dello straripamento completo (dalla 46 in là, verso l’infinito e oltre come Buzz Lightyear).
A me è successo di rimpiangere la moda ottocentesca o addirittura settecentesca, che in effetti tirava fuori il lato migliore di tutte e nascondeva quello che c’era da nascondere.
Posso raccontarti, Angela, che una delle mie figlie, quand’era una bambina (evidentemente di buon appetito) una volta mi domandò se le suore fossero tenute ad essere magre, e io le risposi, naturalmente, di no. Forse sarebbe stato il caso di spiegarle che, in realtà, nessuno “è tenuto” ad essere magro, escludendo i casi in cui una dieta dimagrante si impone per motivi di salute; si tratta in effetti di una scelta culturale e sociale più che di un dovere con qualcosa da spartire con l’etica. A ogni modo io non fui così profonda e, per l’appunto, me la cavai con un semplice “no”, senza capire dove lei volesse arrivare. La mia secondogenita mi rispose: “Beh, allora da grande farò la suora, così potrò mangiare quanto mi pare”.
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Natale 2008. Innanzi tutto, festa religiosa. Poi festa della famiglia, con ritorni a casa di figli universitari e parenti lontani. E infine, qui a Querceto in particolare,- una città in cui ogni incontro fortuito finisce al bar, e, se segui una dieta dimagrante, nell’opinione comune non sei dimagrito, bensì ti sei sciupato,- visite a cugini, zii e cognati e, immancabilmente, grandi pranzi tutti insieme. L’atteggiamento tipico, sia nelle vesti di chi prepara il pranzo che in quelle dell’invitato, è: assaggerò un po’ di tutto, ma limitandomi; non voglio ingrassare come l’anno scorso, e anche in tutti i decenni precedenti, di due chili, che poi mi porterò dietro per mesi; male che vada, e se proprio dovessi esagerare, camminerò a passo svelto per un paio d’ore dopo ogni pranzo/cena natalizio, in modo da limitare i danni.
Ma, quando sei a tavola, e onorando l’antico motto quercetano “o mangi e bevi, o te ne vai”, per l’appunto mangi e bevi, e, visto che hai mangiato ieri, e ormai la tua tabella di marcia è saltata, mangi anche oggi, e così per tutto l’arco delle feste, dalla vigilia fino all’Epifania. I pensieri che ti accompagnano, durante tutto il periodo in cui hai mollato, non sono più quelli iniziali. Il loro tenore generale è: fa freddo, e il corpo ha bisogno di calorie; se si è sottopeso (rischio che, comunemente, non si corre affatto dalle nostre parti)le difese immunitarie si abbassano; un tempo era molto diffusa la tubercolosi, mentre adesso, con un’alimentazione molto ricca, è praticamente scomparsa; qualche chilo in più distende le rughe e riempie le guance, oltre a rendere più rosea la carnagione; la stagione dei saldi dura ormai fino a marzo, sicchè, calcolando di trovarsi in sovrappeso per tutto gennaio, il tempo di dimagrire prima di nuovi acquisti c’è sempre.
Come sopravvivere a panettoni & torroni? Mangiandoli. Come abbiamo sempre fatto.
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