Testata
Dic
14
2008
Perché non si può fare a meno del Sacro

Susanna Manara, alias Susy Bomb, ha ricevuto un’ educazione cattolica ed è una praticante che, tuttavia, sia pure durante un periodo di crisi, e dopo  aver fatto la conoscenza di Ortensio Sollazzo, si lascia frastornare e (momentaneamente) affascinare dalla New age.

“Susy aveva coperto la sua storia con la New Age, aveva parlato a Gabri della sua ricerca di una Illuminazione, della Fonte di Energia che comunemente si chiama Dio, della sua Paura di vedere, del suo tentativo di superare i Limiti, ma, con tutto questo, non sapeva se fosse riuscita a convincerla…”.

(Pag. 259)

Non c’è bisogno che scatti quella che Kierkegaard chiamava “l’ora della mezzanotte” per avvertire il bisogno del Sacro; per vie dritte o per vie traverse, si direbbe che si tratta di un istinto insopprimibile dell’uomo. La religione è antica quanto la civiltà: l’esclusione totale di Dio dall’orizzonte umano non è testimoniata per nessun tempo e, quando è storicamente avvenuto (ex Unione sovietica, Cina popolare), che le leggi abbiano impedito un’aperta professione di tale esigenza, questo non significa affatto che essa sia scomparsa dai cuori degli uomini che a quella  stessa legge obbedivano.

Perché il nostro tipo di intelligenza evoluta sembra avvertire che il mondo non è fatto solo  di quello che vediamo e che tocchiamo. Perché i sentimenti, i desideri, le aspirazioni vanno ben oltre i limiti angusti dell’esistenza temporale. Non siamo capaci di vedere Dio, però  siamo capaci di concepirlo. Non riusciamo a dimostrarne nè l’esistenza nè l’inesistenza, però, se ne pronunciamo il nome, il concetto ci si affaccia con chiarezza alla mente. Come può il concetto di un essere perfettissimo sembrarci intuitivamente più semplice di quello, mettiamo, dell’infinito matematico o del moto di rivoluzione dei pianeti?

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