Testata
Mag
29
2009
Femminismo e educazione

Quando mi sono iscritta all’università erano gli anni delle femministe, dell’autocoscienza, dei capelli lunghi e aggrovigliati, di “Rivolta femminile” come rivista cult per tutte le studentesse..ve lo ricordate? La parola “sistema” era continuamente usata: ci tingevamo i capelli con l’hennè per non usare tinture del “sistema”, ci profumavamo col patchouli per lo stesso motivo, andavamo in giro con gli zoccoli, gli abiti lunghi e fruscianti, ed eravamo tutte terribilmente “impegnate”….Citavamo Germaine Greer e l”Eunuco femmina”, nonchè Elena Gianini Belotti e “Dalla parte delle bambine”,  credevamo di essere diverse dalla generazione che ci aveva preceduto, e che avremmo educato diversamente le nostre figlie. Perchè il concetto di “educazione” era fondamentale: davamo la colpa di tutte le nostre insicurezze e incertezze al tipo di educazione “repressiva “che avevamo ricevuto.

Ma quanto conta l’educazione rispetto al carattere e alle inclinazioni naturali? Leggo che è uscito di recente in Francia un saggio,  intitolato “Il bambino di Parma”, di Elisabeth Badinter, in cui sembra che essa conti assai poco. Ecco il caso. La figlia di Luigi XV, Luisa Elisabetta,  divenne la duchessa di Parma,  e all”unico figlio maschio Ferdinando, nato nel 1751, stabilì di dare un’ educazione “perfetta” e illuminata, in modo che il ragazzo diventasse, da adulto, quasi una incarnazione del sovrano laico e senza pregiudizi che l’Illuminismo auspicava. Gli diede per maestri  Condillac e gli scienziati più “laici” in circolazione, ma tutto fu inutile. Di nascosto, il futuro principe frequentava chiese e venerava reliquie; da adulto partecipò costantemente a una Messa al giorno e divenne famoso come il “principe dei bigotti”.

Forse la verità è che non si può forzare l’educazione in nessun modo, malgrado le migliori intenzioni. E magari ha sempre ragione Rousseau quando parla di libertà ben guidata e di osservazione, più che di imposizioni?

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