Nel 1969 sembra ancora perdurare - anzi raggiunge il suo culmine il 21 luglio, con lo sbarco dell’uomo sulla luna - l’ottimismo che ha contrassegnato la fase precedente, quella del “boom” e dell’industrializzazione, della Scuola media unificata, delle Lambrette e delle Vespe che sfrecciano, delle utilitarie prese a rate, dei capelloni, dei beatnicks e della musica leggera. In realtà i contrasti societari da noi sono ancora molto stridenti. Enorme è la differenza tra il Nord e il Sud. Milano a Ferragosto è un deserto, con i negozi chiusi e il vigile che non ha niente da fare in mezzo alla strada vuota, ma il 60% degli Italiani non sa che cosa sia una vera vacanza e, nei paesi del Sud, le donne vestono di nero, le automobili scarseggiano e le ragazze stanno ben attente a non provocare chiacchiere, perché basta poco per essere considerate “poco serie”. Perfino attraversare una piazza fitta di uomini provoca batticuore e imbarazzo. Vecchio e nuovo, in quell’anno alla svolta del decennio, stridono singolarmente. Escono libri considerati scandalosi come “Il lamento di Portnoy”, di Philip Roth, ma il permissivismo nascente è limitato solo alle fasce alte della popolazione, alle grandi città, alle zone industrializzate. Nel mese di agosto c’è il primo happening della storia: il grande raduno di Woodstock, gigantesco festival di musica pop che è tutto un inno al movimento hippy. Ma si tratta di USA…
(2. Continua)
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