Ve l’avevo annunciato, e adesso eccolo qua: un irresistibile gattino nero che si chiama Floppy. Ha un bel pelo lucido e non di certo i dred (quelli che molti definiscono “capelli alla rasta”) come il Floppy originale, ma il fascino non gli manca. Sembra in attesa di carezze, che di certo non gli mancheranno: basterebbe pensare all’amore con cui i suoi padroni lo hanno fotografato. Personalmente non ho mai posseduto un gatto, se non temporaneamente: mi riferisco a quelli, più o meno randagi, che bazzicano nei pressi della nostra casetta di campagna quando, nei mesi estivi, vi abitiamo stabilmente. Deve spargersi la voce molto presto, perchè, il giorno successivo al nostro arrivo, ogni tanto se ne affaccia qualcuno; del resto, il piattino di ferro che colloco con discrezione un po’ lontano dal posto dove solitamente ci troviamo, e che riempio con gli avanzi di cucina o con del latte, dopo pochissimo tempo è perfettamente vuoto. I miei figli, quand’erano piccoli, li definivano “gatti poveri”, presuppongo perchè notavano la differenza con quelli della televisione, nutriti a scatolette e bocconcini. La mia attrazione per gli animali - che ho trasmesso, magari ingigantendola un po’, a l mio personaggio Gabri, la studentessa di zoologia figlia maggiore di Susy Bomb- si è più spesso concentrata sui cani. Ho avuto un cane Pluto e poi uno Snoopy, un altro Scooter e ancora Samurai, e condivido, con gli abitanti del mio palazzo, le cure per la semirandagia cagnetta Winnie.
Megli i cani o meglio i gatti? E dove mettiamo i conigli nani, le tartarughine acquatiche, i criceti? Che significato ha il convivere con un animaletto? (Dico “etto” perchè non credo che dimensioni delle nostre case ci consentano un “one”). Quanta la tenerezza, quanta la ricchezza, quanta la compagnia di cui si privano quelli che “oh, gli animali…ma mai!”.
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