Si dice e si legge che i rapporti interpersonali sono ai nostri giorni più difficili, specialmente nelle grandi città, per la mancanza di tempo. Questo spiegherebbe la grande fortuna di Facebook, che permette per così dire di tenere sotto controllo la propria rete di amici, benchè in modo virtuale, e di chiacchierare da casa propria con una intera community nello stesso istante…ma sempre senza vedere e senza ascoltare nessuno, senza la necessità di prendere l’autobus o di cambiarsi. Ma è la stessa cosa? Davvero sono superate e anzi finite per sempre quelle belle descrizioni dei romanzi, perlopiù ottocenteschi, dove avevano grande importanza l’espressione dell’interlocutore, il suo sguardo, il suo tono di voce, un moto della palpebra o delle sopracciglia, un improvviso rossore o al contrario un repentino impallidire?
Finite e superate perchè, tanto, non ci si vede più e si chatta soltanto, tutt’al più ci si telefona?
Ovvio che mantenere e coltivare delle amicizie richieda tempo e anche, in una certa misura, fatica. I ritmi della provincia sono generalmente più blandi e più ripetitivi- senza considerare che le stesse dimensioni “fisiche” delle città consentono di muoversi meglio. Eppure non sarà che anche qui da noi, nei piccoli centri, ci si stia disabituando a un interlocutore in carne e ossa? Che si dicano a tutti le stesse cose? Che non si faccia più distinzione tra amici- amici, e amici-così e così? Che si assuma un comportamento standard, frettoloso e da chat anche quando ci si incontra, direbbero i francesi, vis- a vis?
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Chi vive a Roma o Milano non conosce, indubbiamente, il senso di soffocamento che, di tanto in tanto, la vita in provincia suscita in molti. Ma neanche conosce, oppure non conosce più, quei ritmi che tutti ammettono sicuramente più adatti alle persone (per non parlare dei bambini). Nelle piccole città, dove puoi andare al lavoro o accompagnare i figli a scuola a piedi, tutt’al più in dieci minuti di auto o di autobus, la sveglia può suonare un’ora prima dell’orario di lavoro, o, se proprio si è lenti , un’ora e un quarto prima., e non di più. Si ritorna a casa per il pranzo e si pranza insieme, magari di fretta, però lo si fa. Uscendo dall’ufficio il pomeriggio, prima del rientro in famiglia ci scappa una spesa quotidiana o quasi, senza la tristezza della spesa unica (metà della quale, giocoforza, surgelata), una volta alla settimana. Probabilmente, la sera si è stanchi, ma non stracotti; si può buttare un occhio sulla tv e uno sui giochi dei figli e,insieme, cucinare per il giorno dopo. Le distanze sono minime e non si passano le ore sulla metro o sui bus. E’ più semplice vedere gli amici, e non c’è bisogno di programmare ogni cosa e di incasellarla in un sistema complesso di bilanciamenti (se vado a piazza del Tritone allora posso fare anche questo….e quest’altro decisamente no).
E, come scrive Jane, il fatto che tutti ti conoscano, e che conoscano anche la tua famiglia, non sempre è spiacevole, anzi….
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