Testata

Vita in provincia!


Il fascino della vita in provincia, la geografia, la gastronomia e le tradizioni che fanno da sfondo al romanzo.



Nov
22
2009
Il giardino è una splendida sintesi tra l’uomo e la natura

In passato solo le case principesche possedevano un parco, simbolo di potere e insieme di separazione e diversificazione  dalle abitazioni dei sudditi. Col passare del tempo l’ideale aristocratico, soprattutto durante l’Umanesimo, si complica di riflessioni filosofiche: un giardino è un microcosmo in cui l’uomo e la natura, la civiltà e la natura si incontrano. Le case borghesi, imitando quelle dei sovrani, già dall’Ottocento si circondano di un giardino  diviso in varie zone che, più o meno consapevolmente, ricordano le teorizzazioni dell’Umanesimo: il prato, il bosco, la fontana, il giardino segreto, quello più vicino all’edificio. In fondo, anche negli attuali giardini la simbologia si ripete e si tramanda; attenzione, allora, quando disegniamo un’aiuola o sistemiamo una statua da qualche parte…potemmo comunicare una simbologia diversa da quella che abbiamo in mente.

Un giardino ritratto dal vero- nè all’italiana nè alla francese nè all’inglese, semplicemente   un giardino degli anni Sessanta coltivato a fiori con una zona a boschetto, una piccola fontana e un’altalena- fa da sfondo costante a “La notte in cui sparì l’ultimo pollo”. Qui i tre protagonisti elaborano le strategie per migliorare la vita dei loro amici,  una volta deciso di trasformarlo in una comune “hippy”. Qui si rifugiano, qui si nascondono, qui ascoltano la musica , da qui, arrampicati su un albero, osservano, muniti di binocolo, i loro vicini. I bambini hanno dato un nome a tutti i suoi angoli; in particolare, ci sono la prateria e l’Antica Roma, luogo, quest’ulitmo, dove, vestiti di lenzuola vecchie, interpretano Cesare accoltellato da Bruto in Senato.

L’Antica Roma, in realtà, nel mio giardino c’era davvero…

Nov
22
2009
Una casa con giardino

Durante il firma copie a Campobasso, lo scorso 5 novembre, mi è stato domandato se c’è qualcosa in comune tra me e la Sabrina, la protagonista de “La notte in cui sparì l’ultimo pollo”, e se i due bambini che compaiono in copertina sono realmente i fratelli della protagonista, Renata e Nelson.

Condivido con i tre ragazzini, Sabrina, Renata e Nelson, un’infanzia fortunatamente felice vissuta alle spalle del mare di Cattolica, a Ponte Tavollo, nella grande casa con giardino annessa alla centrale elettrica. Ma  anche qualcos’altro, come il tipo di educazione ricevuto- abbiamo studiato tutti e tre dalle suore, le Maestre Pie dell’Addolorata-  e qualche piccola vicenda. Tuttavia, il viso dei due bambini in copertina non è quello dei miei fratelli, e le vicende sono in buona parte d’invenzione..Di certo, uno dei particolari che ricordo con maggiore rimpianto della mia infanzia era il grande giardino nel quale, praticamente, noi tre vivevamo.

Un grande giardino, con i suoi mille angoli che la fantasia può trasformare a  piacimento, è un luogo magico. Non solo si impara ad apprezzare la natura con le sue trasformazioni stagionali, ma è come se da essa si potesse direttamente ricevere una forza speciale, la stessa della rugiada al mattino, che fa da tramite tra il giorno e la notte e ti ricorda di continuo il tuo essere un figlio della terra.

Feb
22
2009
E’ più facile avere amicizie in provincia?

Si dice e si legge che i rapporti interpersonali sono ai nostri giorni più difficili, specialmente nelle grandi città, per la mancanza di tempo. Questo  spiegherebbe la grande fortuna  di Facebook, che permette per così dire di tenere sotto controllo la propria rete di amici, benchè in modo virtuale, e di chiacchierare da casa propria con una intera community nello stesso istante…ma sempre senza vedere e senza ascoltare nessuno, senza  la necessità di prendere l’autobus o di cambiarsi. Ma è la stessa cosa? Davvero sono superate e anzi finite per sempre quelle belle descrizioni dei romanzi, perlopiù ottocenteschi, dove avevano grande importanza l’espressione dell’interlocutore, il suo sguardo, il suo tono di voce, un moto della palpebra o  delle sopracciglia, un improvviso rossore o al contrario un repentino impallidire?

Finite e superate perchè, tanto, non ci si vede più e si chatta soltanto, tutt’al più ci si telefona?

Ovvio che mantenere e coltivare delle amicizie richieda tempo e anche, in una certa misura, fatica. I ritmi della provincia sono generalmente più blandi e più ripetitivi- senza considerare che le stesse dimensioni “fisiche” delle città consentono di muoversi meglio. Eppure non sarà che anche qui da noi, nei piccoli centri, ci si stia disabituando a un interlocutore in carne e ossa? Che si dicano a tutti le stesse cose? Che non si faccia più distinzione tra amici- amici,  e amici-così e così? Che si assuma un comportamento standard, frettoloso e da chat anche quando ci si incontra, direbbero i francesi, vis- a vis?

Dic
02
2008
Provincia ombre e luci, croce e delizia

Umby solleva un problema piuttosto spinoso. Se qualcuno, a torto o a ragione, vuol nascondersi, è difficile che ci riesca in provincia. Però- e a questo punto, come farebbe Susy Bomb, citiamo  Seneca- “non si può indossare una maschera troppo a lungo”.  Il problema diventa dunque: perchè mai indossare una maschera? In provincia o anche in una grande città?

Nov
27
2008
Nostalgia della provincia, oppure di un altro tipo di vita?

Chi vive a Roma o Milano non conosce, indubbiamente, il senso di soffocamento che, di tanto in tanto, la vita in provincia suscita in molti. Ma neanche conosce, oppure non conosce più, quei ritmi che tutti ammettono sicuramente più  adatti alle persone (per non parlare dei bambini). Nelle piccole città, dove puoi andare al lavoro o accompagnare i figli  a scuola a piedi, tutt’al più in  dieci minuti di auto o di autobus, la sveglia può suonare un’ora prima dell’orario di lavoro, o, se proprio si è lenti ,  un’ora e un quarto prima., e non di più. Si ritorna a casa per il pranzo e si pranza insieme, magari  di fretta, però lo si fa. Uscendo dall’ufficio il pomeriggio, prima del rientro in famiglia ci scappa una spesa quotidiana o quasi, senza la tristezza della spesa unica (metà della quale, giocoforza, surgelata), una volta alla settimana.  Probabilmente, la sera si è stanchi, ma non stracotti; si può buttare un occhio sulla tv e uno sui giochi dei figli e,insieme, cucinare per il giorno dopo. Le distanze sono minime e non si passano le ore sulla metro o sui bus. E’ più semplice vedere  gli amici, e non c’è  bisogno di programmare ogni cosa e di incasellarla in un sistema complesso di bilanciamenti (se vado a piazza del Tritone allora posso fare anche questo….e quest’altro decisamente no).

E, come scrive Jane, il fatto che tutti ti conoscano, e che conoscano anche la tua famiglia, non sempre è spiacevole, anzi….

Nov
20
2008
Ah, la provincia…..

La stragrande maggioranza degli attuali Europei è la diretta discendente dei villani che, un tempo, popolavano i feudi, sicchè si potrebbe dire che, in fondo, in Europa siamo tutti dei villani…allo stesso modo, si può certamente affermare che, in Italia siamo tutti, o quasi, dei provinciali. Le nostre città che superano il mezzo milione di abitanti sono ben poche; dai “cento campanili” per ogni regione delle epoche trascorse  siamo passati agli attuali 8.101 comuni; la dimensione media delle città è sessanta- ottantamila abitanti; anche le nostre “metropoli”, come Roma o Milano, non sono paragonabili, in quanto a dimensioni, a Parigi o a Londra.   La nostra nazione non ha una vera e propria “Grande mela”, piuttosto regioni che sono tanti  “melograni”, con un’infinità di chicchi.

In quest’Italia policentrica, tuttavia, dire “provincia” fa venire ugualmente in mente Madame Bovary….come dire le frustrazioni di un piccolo ambiente, il desiderio di evadere, di fare nuove e diverse conoscenze, di sentirsi più liberi di fare o dire quel che si vuole, di piombare, a piacimento, in un comodo anonimato, ma di poter passare con uguale facilità a una immersione nella folla.

Comincerei con i (presunti) difetti della provincia:

1) Effetto soffocamento;

2) Effetto chiacchiera:

3) Effetto tutti si girano e commentano se d’improvviso da bruna diventi bionda;

4) Effetto che tutti ricordano perfettamente i tempi in cui hai frequentato il liceo, sicchè puoi permetterti di toglierti qualche anno solo con le ultimissime generazioni- sempre ammesso che queste ultime non abbiano genitori o zii che, per l’appunto, ti hanno conosciuto al liceo;

5) Effetto che tutti attribuiscono le tue caratteristiche non personalmente a te, ma a qualcuno della tua famiglia, perchè dici il tuo cognome e ognuno  risale alla tua geneaologia……..

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