Testata
TOP
Nov
10
2008
Esiste un’età ideale per diventare madri?

E’ meglio seguire la natura o la cultura?

La protagonista del romanzo, Susanna Manara, si è sposata a venticinque anni ed è diventata madre di Gabri a 26, mentre la sorella minore Cristiana ha avuto il suo primo bambino a 42. Le due sorelle sono emblematiche di scelte differenti che riguardano uno dei punti cardine dell’esistenza femminile: la maternità. Susanna ha seguito un percorso più tradizionale, benchè, attualmente, meno frequente tra le donne che lavorano; Cristiana, invece, incarna un fenomeno spiccatamente italiano, quello della maternità tardiva, rimandata oltre i quarant’anni.

Nel 1980 l’età media al primo parto si aggirava, in Italia, sui venticinque anni; nel 1993 si attestava sui 27; ora è sui 29. S’intende che le medie sono, come sempre, poco indicative, perché andrebbero specificate, di volta in volta, le aree geografiche, il livello di scolarità e di occupazione delle donne, le credenze religiose e adesso, anche l’etnia di appartenenza. E’ più facile, ad esempio, che una donna della classe media meridionale, che  vive in città, sia più simile nei comportamenti ad una pari classe coetanea di Milano che non a una abitante della sua stessa regione, che vive, però, in un piccolo paese. 

Avere i figli da giovani consente di seguirli meglio e di portare avanti gravidanze con minori rischi? Averli in età più matura rende l’esperienza della maternità e della paternità più ricca e più vera? La cultura sembra suggerire che una persona più realizzata, più stabile sentimentalmente e più completa - mete che generalmente si raggiungono dopo i trenta - sia un genitore migliore; ma la natura non sembra pensarla esattamente così.

Ammesso che sia possibile stabilire a tavolino, in un campo in cui tutto rappresenta una variabile, a quale età sia preferibile diventare madri, che cosa conta di più: la natura o la cultura?

Parliamone. Ecco uno spazio per le vostre esperienze, ma anche per il vostro pensiero e per la vostra voce.
Leggi il resto »

Se ti è piaciuto questo articolo, lascia un commento oppure iscriviti ai feed RSS del sito per leggere automaticamente altri articoli.

Nov
06
2008
Benvenuti!

Benvenuti  tutti i lettori, benvenuti  tutti i curiosi, benvenuti  tutti quelli che conoscono già Susy Bomb e le sue avventure, benvenuti  tutti coloro che le conosceranno o che, semplicemente, vogliono dire la loro su uno dei numerosi temi trattati dal romanzo, dai conti che prima o poi bisogna fare con l’età alle crisi di formazione o di assestamento, dai problemi affettivi all’amicizia, dai rapporti in famiglia alle incomprensioni tra uomini e donne, insomma benvenuti tutti quelli che vogliono parlare, ascoltare ed essere ascoltati, benvenuti!

Vi aspettano immagini, parole, riflessioni, spunti, concorsi, consigli da dare e da ricevere, confidenze da scambiare, da gridare o da sussurrare.

Benvenuti.
Leggi il resto »

Se ti è piaciuto questo articolo, lascia un commento oppure iscriviti ai feed RSS del sito per leggere automaticamente altri articoli.

Nov
03
2008
I preliminari di uno stile: non tutto sta bene

Quello che maggiormente colpisce, nello stile di Susy, è la femminilità: nessuno, dinanzi a lei, può e deve dimenticarsi del suo sesso. Di conseguenza, la nostra bionda esclude immediatamente i capi d’abbigliamento unisex oppure interscambiabili o, ancora, così informi da nascondere le particolari fattezze del corpo femminile (insomma niente scamiciatoni o camicie larghe né pantaloni troppo ampi che infagottano o che scendono sui fianchi o col cavallo basso).

Perdipiù, lei parte dal principio che non tutto quello che è di moda sta bene o abbellisce, sicché le fondamentali domande che ognuna dovrebbe porsi, nel momento di un acquisto o di un riciclo tra sorelle o amiche, non sono: è bello? È di moda? È firmato? Si tratta di una stoffa pregiata o costosa?, bensì:

Come mi sta? Questo colore si lega con quelli del mio viso e dei miei capelli? Sottolinea il mio fisico, ne mette in risalto le qualità e ne nasconde i difetti?

Vestirsi da caniL’espressione “mettersi qualunque cosa addosso”, che è piuttosto teorica anche per le giovanissime - perché, con qualunque cosa addosso, in realtà non sta bene nessuna - non si addice assolutamente ad una ultraquarantenne. È in fondo un bell’esercizio, ed anche una questione di rispetto per chi ha a che fare con noi, pensa Susy, dedicare un po’ del proprio tempo alla scelta degli abbinamenti e a qualche prova davanti allo specchio (il testimone più fedele) prima di uscire. Ci si affina il gusto, ci si diverte anche, si prova soddisfazione nell’inventare degli accostamenti inediti con i fondi del guardaroba, magari riprendendo in mano i ferri per intrecciare una sciarpa dalla tinta esattamente uguale a quella di una camicetta che non si indossa da anni ma che, con quel tocco in più, rinasce a nuova vita…

Non c’è bisogno di avere tanti capi nell’armadio: piuttosto, di avere tutti capi che ci stanno bene, oppure che possano essere modificati per raggiungere lo scopo.

Se ti è piaciuto questo articolo, lascia un commento oppure iscriviti ai feed RSS del sito per leggere automaticamente altri articoli.

Valid XHTML 1.0 Transitional      CSS Valido!

© Giunti Editore - 2008 - Tutti i Diritti Riservati - Layout by Yuri Abietti based on the Deep Blue Theme by DBT