Testata

Spiritualità!


Susy si pente e parla con Dio, traendone giovamento. Tu cosa ne pensi?



Apr
09
2009
I ragazzi d’Abruzzo

Umby ci parla di ragazzi, e in fondo ci invita a dimenticare ogni nostalgia nei confronti della nostra  stessa giovinezza, ricordandoci che adesso i ragazzi sono altri, e che  vivono i loro  anni molto spesso nella nostra indifferenza, o incomprensione o,  semplicemente,  disattenzione..e il discorso sembra essergli stato suggerito (forse è proprio così) dai tristi avvenimenti abruzzesi. Vivo a Campobasso, come dire che l’Aquila è quasi alle porte; molti miei ex alunni hanno scelto quella sede per compiervi i loro studi universitari; fortunatamente sono rimasti illesi, anche se, purtroppo, molti altri, molisani e no, non ce l’hanno fatta. Come dimenticare la scena della casa dello studente distrutta? E pensare a tutte quelle giovani vite perdute? Si capisce che ogni vita ha il valore dell’irripetibilità, di qualunque età si tratti. Ma le nuove leve! La speranza del futuro! E morire non per il terremoto in sè, ma perchè un palazzo, magari mal costruito, ti crolla addosso!

Ragazzi d’Abruzzo. Il cuore di noi tutti è con voi.

Mar
03
2009
Cartelli invece che autobus….

Questo è il blog dei pensatori/pensatrici, di quelli/quelle che traggono spunto e stimolo da quello che c’è “al di fuori”  per scatenare una serie di riflessioni  ” dentro” che poi ritornano nuovamente “fuori,” e circolano,  ma grandemente arricchite… sì, è proprio così! Con tanti argomenti di discussione decisamente più leggeri, dall’alimentazione ai saldi, la “spiritualità” è sempre la categoria più calda.

Sul fronte agnostico- razionalista vedo tre  belle toste come Alice, Barbara  e Lucymay, ma anche Umby non scherza..a proposito, sentite questa. Sono stata a Roma,  proprio poco fa, per la trasmissione di Rai Tre “Cominciamo bene”, e, anche se mi sto specializzando con gli autobus parlanti,  direi che nella capitale, su questo fronte, per adesso non c’è niente da segnalare.

Ho notato invece dei gran cartelli con su scritto: “Dio c’è, e anche gli atei lo sanno”.

Chi me ne sa dire qualcosa? Non nascondo- no, non faccio finta di niente, Alice…-che i mio fronte è quest’altro…

Feb
22
2009
Autobus genovesi…

Avete letto? Il primo bus genovese (mezzo dell’ATM), che è partito, il giorno 16 febbraio, con il cartello poubblicitario finanziato dall’Unione degli atei e agnostici italiani- benchè “ammorbidito” rispetto alla prima versione: la scritta adesso è: “la buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima è che credono nella libertà d’espressione”- non è partito dal garage per un problema alle batterie.

Si tratta di  una rivolta delle macchine, che non se la sentono, nel loro cuore fatto di circuiti, di annunciare qualcosa in cui non credono? Oppure di un caso?

Seguito a trovare di pessimo gusto l’inziativa. Parlare di Dio necessita, probabilmente, di altri luoghi, di altre forme. E poi, scusatemi: come si fa a contare i milioni di presupposti atei italiani? Gli iscritti all’associazione non sono soltanto poche migliaia?

I conti non tornano.

Feb
15
2009
Genitori si nasce?

Ma no. Nessuno nasce con la ricetta giusta, quella già preconfezionata, che vada bene per qualunque  tipo di figli. Se è vero che l’intelligenza umana si può riassumere con la capacità di reagire alle situazioni che via via si presentano, anche la genitorialità potrebbe essere interpretata come il passaggio da un ruolo all’altro che,  più che di   una vera preparazione,  necessita di riflessi pronti.  

Che fare se, come scrive Alice, mamma e papà si affannano a profumare la casa, e il figlioletto, invece, dimostra di amare le puzze, e addirittura le acquista, sotto la forma di puzzosissime figurine?

Forse pensare che, da che mondo è mondo, i figli fanno il contrario (o almeno, per un po’, ci provano) di quello che apprendono a casa. Per  poi riacquistare (…non sempre)  la ragione.

Chi di voi si ricorda di quando andavano di moda i jeans di un paio di taglie di meno? Per i quali bisognava stendersi sul letto, trattenere il respiro e farsi aiutare da un fratello per poterli allacciare?Quando, perdipiù, ci azzoppavamo cadendo dagli zatteroni? Avete dimenticato  i rimproveri delle nostre madri?

Nel Molise si dice “spirito contrarioso”: e altrove?

Feb
08
2009
Quando i genitori non sanno fare i genitori

Genitori cercasi. Quelli che sanno dire di no, quelli che rispondono “anche se lo fanno tutti gli altri, non è detto che si tratti di una cosa buona”, quelli che hanno polso, che sono lucidi, che si prefiggono di formare e non soltanto di allevare, che non considerano una seccatura , benchè temporanea, seguire i figli nella loro crescita, bensì la più appagante esperienza dell’essere umano, e che, quando  sbagliano, almeno possono dire di avercela messa tutta. Dove sono finiti?

 Alice  ha scritto, giustamente, che “il  problema di oggi è che i genitori non sanno più educare, comunicare ai figli i valori universali dell’individuo, tra cui la prima regola “non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facciano a te”. Il loro pargolo è allevato come se fosse un monarca senza responsabilità. Lo si difende a spada tratta anche quando ha torto marcio. Lo si riempie di regali e di soldi senza chiedergli nulla in cambio….”.

Chi può negarlo? I pedagogisti parlano di emergenza educativa, i sociologi di bisogni nuovi e artificiali che si sono sostituiti a quelli naturali, e che, per essere mantenuti e soddisfatti, hanno fatto cadere tutte le barriere rendendo  quasi impossibile  ogni rifiuto. L’attuale generazione giovanile , in generale, non ha il senso delle regole,  del rispetto  e dei ruoli. Tutti lo sappiamo, ma non questo diventiamo capaci di imporci, e il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi: figli- re, spesso dispotici, spalleggiati da genitori- schiavi pronti a scusarli in ogni occasione. Nelle scuole è stato ripristinato il voto di condotta per contrastare i comportamenti più indisciplinati, arroganti o addirittura violenti, ma questo servirà a far capire che la libertà non significa dare del “tu” ai professori e considerarli dei pari, nè esprimersi nelle aule come se ci si trovasse in discoteca, visto che spesso  i genitori parlano peggio dei figli e sono i primi a d adeguarsi al modello dominante, quello dei media e dell’opinione pubblica del “tutto è permesso, sono giovani, devono godersi la vita”?

Siamo capaci di guardare negli occhi il risultato della nostra educazione e procedere a una revisione profonda del nostro modo di essere genitori? Oppure questo  è troppo faticoso?  E’ realmente troppo difficile andare contro un tipo di comportamento favorito da un sistema economico che ha fatto saltare tutte le etiche a favore del consumo?

Gen
17
2009
Ancora sugli autobus londinesi (e non solo)

Barbara ci ha raccontato, in anteprima, la faccenda degli  autobus “atei” in giro per Londra,   dopodichè anche la stampa italiana in generale se ne è interessata. Ricordiamo i fatti, come si dice, per coloro che si sono appena collegati…da qualche tempo sono comparse, sugli autobus di Londra, delle scritte che suonano più o meno così”poichè non è sicuro che Dio esista, goditi la vita”. Si tratta, si immagina, di una forma di pubblicità a pagamento (non ho ancora capito chi sono i finanziatori: se qualche lettore o lettrice di Susy Bomb è più informato di me, ce lo faccia sapere!), che pare abbia fatto strada. Mezzi pubblici simili sono già in circolazione a Barcellona, e, in Italia,   i primi autobus “atei” dovrebbero fare la loro comparsa a Genova,  all’inizio di febbraio. La scritta sarebbe: “la cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. I committenti hanno qui un nome preciso: l’UAAR, ovvero l’”Unione degli atei e degli agnostici razionalisti”, che, con ottomila euro circa, si sono guadagnati questi spazi. Ma il sindacato di categoria degli autisti genovesi ha immediatamente replicato che molti degli iscritti sono pronti a porre l’obiezione di coscienza, rifiutandosi di guidare i mezzi così bardati,  e l’Amministratore delegato della Amt genovese ha di fatto accettato questa  possibilità, insomma ha accettato di spostare su altri autobus “neutri” gli eventuali lavoratori obiettori. E la storia non finisce qui! Già da qualche giorno, a Madrid  fa regolare servizio un autobus con la scritta “Dio esiste, godi della vita con Cristo”, finanziato da una piccola parrocchia cittadina……

A parte il fatto che, personalmente, credo che una simile, sbandierata (e, permettetemi, del tutto indimostrabile) affermazione possa ferire parecchi credenti, e di tutte le religioni, lettori, lettrici, ditemi: è un segno dei tempi (ma, se è così, aiutatemi a interpretarlo, perchè da sola non ci riesco) il fatto che il dibattito Dio c’è- non c’è si sia spostato dalle case, dai luoghi di culto, dalle accademie o  dalle conversazioni tra amici sugli autobus cittadini?

O tempora, o autobus!

Gen
13
2009
Lo spirito di finezza c’è ancora

Alice, Umby, Barbara, e non solo: si dice comunemente che l’uomo contemporaneo non ha nè il tempo, nè la voglia di riflettere, ma, fortunatamente, non è così. Partiti dai dubbi e dalle contorsioni di Susy Bomb alle prese con le sue coscienza, stiamo discutendo , con pacatezza e voglia di ascoltare l’altro, di temi “alti” che riflettono i pensieri che un po’ tutti ospitiamo, annegati spesso tra le incombenze quotidiane e l’idea di annoiare un possibile interlocutore. Al di là delle variegate posizioni personali, è questo interrogarsi che è confortante: l’esercizio della ragione-  il cui sonno, come si sa, genera mostri- , che ci guida nella problematicità del vivere, ci insegna infatti, innanzi tutto, il rispetto per gli altri uomini.

Ma, attenzione:  Alice, la razionalista, ci sta offrendo anche un altro argomento sul quale occorrerà ritornare al più presto: la donna! La sua posizione, la sua oppressione, i suoi diritti, le sue aspettative, la sua soggezione, il suo desiderio che non si parli più, o che si parli in termini nuovi, di una “cultura di genere”….chi comincia?

Dic
28
2008
L’antico precetto greco della misura è sempre valido

Davvero si attinge alle antiche verità dell’uomo quando si tocca o semplicemente si sfiora il tasto “spiritualità”. Sembrano affacciarsi alla coscienza paure remote, ansie accantonate,  desideri e speranze. La tensione verso l’alto è spesso frammista al  timore di un’ illusione, sicchè si esita ad abbandonare  la prospettiva dei sensi e delle certezze legate alla materia.  Eppure questa tensione c’è, è innegabile. Il “superuomo” di Nietzsche, quello che non aveva bisogno di Dio, e neanche di un suo surrogato, non è ancora nato; se la razza umana non muterà completamente, probabilmente non nascerà mai. Riconoscere e accettare tutto questo  non può e non deve diventare  violenza, imposizione, sopruso. Dunque bisogno di sacro, sì ma, come scrive Alice,  “quando questo bisogno si traduce in prevaricazione non mi piace”: è irragionevole pretendere che gli altri la pensino come noi, e il vecchio precetto della misura greca andrebbe applicato anche alle idee.
Altro spunto che ci offre Alice, quando scrive “Mi piacerebbe sentire un russo o un abitante qualsiasi dell’Est che ha vissuto in un paese dove la religione era bandita”: il bisogno del sacro era soltanto soffocato, e si trovava, attenuato, nell’intimo dell’animo, oppure era scomparso?

Personalmente, dubiterei di quest’ultima possibilità. Non sarebbe spiegabile il rifiorire delle chiese nell’attuale Russia appena dopo il crollo dell’Unione sovietica…..

Dic
16
2008
Ma la matematica è proprio umana?

 Umby ci scrive che la matematica “ sembra un concetto terribilmente umano: esso è la fiducia che ciò che conosciamo si ripeta all’infinito”. L’aggettivo “umano” , riferito alla matematica  come scienza particolare,  è senza dubbio realistico:  esiste una matematica “dell’uomo”, la nostra. Eppure, nei principi della matematica c’è un bel po’ di metafisica. Pascal diceva che l’unico argomento accettabile dalla ragione per farci comprendere l’esistenza di Dio è proprio  questo: ogni numero reale è superato da “+infinito”, ovvero da Dio, che è sempre superiore a tutti noi. Senza contare che un romanzo da non molto uscito in traduzione di noi, “I labirinti di Versailles”(titolo originale “La porte dèrobèe”), di due autori francesi, Christine Kerdellant e Eric Meyer, gioca tutta una dimostrazione dell’esistenza di Dio su una equazione, 0°=1, che giustificherebbe matematicamente  la Creazione……

Ma si capisce che una prova “razionale” che possiede  una sua validità logica non prova ugualmente un granchè! E’ una questione di cuore, sempre per rifarci a Pascal…E, ammesso che la matematica insegni davvero e soltanto a inseguire un ordine che nella natura c’è già, ma la quale non si fa caso singolarmente, ciò non toglie, caro Umby, che il baricentro dell’uomo rimanga inconquistato e che il bisogno del sacro sia quasi insopprimibile. Dove è stato negato, è comunque rispuntato, spesso in forme deteriori…

Dic
14
2008
Perché non si può fare a meno del Sacro

Susanna Manara, alias Susy Bomb, ha ricevuto un’ educazione cattolica ed è una praticante che, tuttavia, sia pure durante un periodo di crisi, e dopo  aver fatto la conoscenza di Ortensio Sollazzo, si lascia frastornare e (momentaneamente) affascinare dalla New age.

“Susy aveva coperto la sua storia con la New Age, aveva parlato a Gabri della sua ricerca di una Illuminazione, della Fonte di Energia che comunemente si chiama Dio, della sua Paura di vedere, del suo tentativo di superare i Limiti, ma, con tutto questo, non sapeva se fosse riuscita a convincerla…”.

(Pag. 259)

Non c’è bisogno che scatti quella che Kierkegaard chiamava “l’ora della mezzanotte” per avvertire il bisogno del Sacro; per vie dritte o per vie traverse, si direbbe che si tratta di un istinto insopprimibile dell’uomo. La religione è antica quanto la civiltà: l’esclusione totale di Dio dall’orizzonte umano non è testimoniata per nessun tempo e, quando è storicamente avvenuto (ex Unione sovietica, Cina popolare), che le leggi abbiano impedito un’aperta professione di tale esigenza, questo non significa affatto che essa sia scomparsa dai cuori degli uomini che a quella  stessa legge obbedivano.

Perché il nostro tipo di intelligenza evoluta sembra avvertire che il mondo non è fatto solo  di quello che vediamo e che tocchiamo. Perché i sentimenti, i desideri, le aspirazioni vanno ben oltre i limiti angusti dell’esistenza temporale. Non siamo capaci di vedere Dio, però  siamo capaci di concepirlo. Non riusciamo a dimostrarne nè l’esistenza nè l’inesistenza, però, se ne pronunciamo il nome, il concetto ci si affaccia con chiarezza alla mente. Come può il concetto di un essere perfettissimo sembrarci intuitivamente più semplice di quello, mettiamo, dell’infinito matematico o del moto di rivoluzione dei pianeti?

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