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Lo stile di Susy


Lo stile di Susy Bomb è inconfondibile: lei porta con sè una fragranza che rimane nell'aria anche dopo il suo passaggio, e diffonde una specie di luce chiara che l' annuncia da lontano. Ma, più che il frutto di un fascino naturale, il suo caratteristico stile è dovuto a molto, molto studio, e a molte, molte esercitazioni... nelle quali tutte le donne sono maestre.



Mar
15
2009
Il colore è uno stato d’animo..e i capelli pure

Ma vale poi la pena di lambiccarsi  tanto, e di darsi tanto da fare davanti allo specchio per escogitare gli abbinamenti che, almeno lì per lì,  sembra che ci illuminino il viso, ci distendano un po’ i segnetti, diano ai nostri lineamenti un maggiore nitore o, a seconda dei casi, mettano in ombra i nostri difetti?

La over è così. A volte ci tiene a dimostrare  meno anni, ed evita accuratamente tutto quello che odora , per l’appunto, di over; a volte, invece, se ne infischia completamente. Saranno gli ormoni che ballano, e talora traballano- e Susy Bomb ne è un chiarissimo esempio- , ma , se una si sente da nero e se lo vuole mettere addosso, si tratti di  una maglia o di un paio di pantaloni, o da viola o anche di quel marrone scuro  che è di per sè deprimente,  perchè mai non dovrebbe farlo? Se per l’appunto vuole evidenziare il suo umore e mandare uno di quelli che, con parole abusate, si chiamano “messaggi trasversali”?

E i capelli, vale davvero la pena di tingerseli, nel momento in cui  l’appuntamento con il parrucchiere rischia di diventare così frequente da svenarci?

Ho letto da non molto tempo un romanzo di un’autrice americana- peccato che io non ne ricordi il nome- in cui la protagonista, tintissima  da anni, convinta di stare facendo quello che è giusto fare alla sua età,  si guarda d’un tratto nella vetrina di un negozio mentre è in centro a fare spese. La sua tintissima chioma le pare, all’improvviso, così falsa e stonata, così ingannatrice che perfino se ne vergogna: e decide di non tingersi mai più. Qual’è la vera libertà? Quella di tingere i propri capelli o quella di portarli così come sono?

Chi ha ragione?

Mar
05
2009
Il colore della over

D’accordo, siamo fortunate perchè, ormai, dopo i quarant’anni non ci toccano più il taierino e il filo di perle come accadeva alle nostre mamme. Siamo, da questo punto di vista, infinitamente più libere. Tra le tante fogge di pantaloni non ci precludiamo nessuna scelta, e, quanto ai jeans, giacca, gonna o salopette , pinocchietti o  pantaloni a zampa,  si tratta di un capo di abbigliamento così comune che quasi si stenta a credere che, fino agli anni Ottanta, li indossassero solo i ragazzi oppure fossero un indumento da lavoro.

Fin qui quello che ci dicono il costume e la moda: tutto bene.

Ma lo specchio? Per ritornare al discorso del “non tutto sta bene”, quale colore ci rimanda orribili riflessi in viso, ci accentua le occhiaie, ci fa apparire pallide e smunte oppure, al contrario, troppo accese e couperosiche? Qual’è la tinta che fa dire agli altri “Ti vedo un po’ sbattuta”, oppure “Forse oggi sei stanca”, la tinta che ci fa capire che l’altro pensa di noi, mio Dio, ma io porto infinitamente meglio la mia età….

Giallo, rosso, celeste, rosa, nero, bianco: qual’è il colore della over?

Nov
16
2008
Qual è il capo d’abbigliamento che sta peggio alle donne?

Amiche e amici di Susy, e non solo! Lo stile e la moda sono argomenti ruggenti, si direbbe!

A questo proposito, ricorderete certamente che, una volta perso il cervello, Susanna Manara le prova un po’ tutte per sembrare più giovane, dal taglio di capelli - sul quale torneremo - al trucco fosforescente fino all’abbigliamento… cinese. Malgrado il suo rotolamento, però, mantiene la sufficiente lucidità per rendersi conto che, attorno a lei, molte donne, più che migliorare il proprio aspetto, lo peggiorano con scelte quasi autolesionistiche.

Da pagina 237:

“Susanna era ancora intenta a fissare i manichini quando la sfiorarono chiacchierando, mentre entravano in negozio, un paio di universitarie (presumibilmente), con una pelle del viso compatta e rosea senza bisogno di trucco, ma infagottate in jeans che aumentavano e mettevano in evidenza i loro già robusti, rotondi, bassi e larghi sederi. Le guardò con disapprovazione. Che sconfortante mancanza di gusto![...]”

A tutti capita di vedere, per la strada, belle donne o belle ragazze vestite male, e donne e ragazze che sarebbero senza dubbio più attraenti se indossassero una gonna (che mette in evidenza il punto vita e non il punto “sedere”), e calzassero un bel paio di tacchi per slanciarsi e non scarponi bassi e tozzi o, comunque, scarpette piatte che donano solo dal metro e settanta in poi (oppure se si è filiformi).

Tra i capi d’abbigliamento più difficili da portare se non si è perfette (specialmente per noi baby-boomer, ahi ahi, ma non solo!) ci sono senza dubbio i jeans. Ma non quelli per la scampagnata o per il trekking, che vanno sempre bene: quelli per uscire in città, a vita bassa, magari con una gran cintura, indossati, perdipiù, con il tacco basso…

Risultato fagotto garantito.

Nov
03
2008
I preliminari di uno stile: non tutto sta bene

Quello che maggiormente colpisce, nello stile di Susy, è la femminilità: nessuno, dinanzi a lei, può e deve dimenticarsi del suo sesso. Di conseguenza, la nostra bionda esclude immediatamente i capi d’abbigliamento unisex oppure interscambiabili o, ancora, così informi da nascondere le particolari fattezze del corpo femminile (insomma niente scamiciatoni o camicie larghe né pantaloni troppo ampi che infagottano o che scendono sui fianchi o col cavallo basso).

Perdipiù, lei parte dal principio che non tutto quello che è di moda sta bene o abbellisce, sicché le fondamentali domande che ognuna dovrebbe porsi, nel momento di un acquisto o di un riciclo tra sorelle o amiche, non sono: è bello? È di moda? È firmato? Si tratta di una stoffa pregiata o costosa?, bensì:

Come mi sta? Questo colore si lega con quelli del mio viso e dei miei capelli? Sottolinea il mio fisico, ne mette in risalto le qualità e ne nasconde i difetti?

Vestirsi da caniL’espressione “mettersi qualunque cosa addosso”, che è piuttosto teorica anche per le giovanissime - perché, con qualunque cosa addosso, in realtà non sta bene nessuna - non si addice assolutamente ad una ultraquarantenne. È in fondo un bell’esercizio, ed anche una questione di rispetto per chi ha a che fare con noi, pensa Susy, dedicare un po’ del proprio tempo alla scelta degli abbinamenti e a qualche prova davanti allo specchio (il testimone più fedele) prima di uscire. Ci si affina il gusto, ci si diverte anche, si prova soddisfazione nell’inventare degli accostamenti inediti con i fondi del guardaroba, magari riprendendo in mano i ferri per intrecciare una sciarpa dalla tinta esattamente uguale a quella di una camicetta che non si indossa da anni ma che, con quel tocco in più, rinasce a nuova vita…

Non c’è bisogno di avere tanti capi nell’armadio: piuttosto, di avere tutti capi che ci stanno bene, oppure che possano essere modificati per raggiungere lo scopo.

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