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Inchieste!


Inchieste tra i lettori e i fan di Susy! Tutti quelli che hanno amato, amano o ameranno Susy Bomb hanno un occhio vigile e attento sulla società contemporanea, e gradiscono saperne di più...



Nov
15
2009
Vale la pena di stare a dieta per tutta la vita?

L’interrogativo non è proprio così drammatico e pregnante come l’amletico “Essere o non essere?”, però la simpatica Angela ci offre l’occasione di parlarne. Bilancia, calorie, diete dissociate o bilanciate, “ho messo su un chilo o due”, “non entro più nella gonna o nei jeans”, “scoppio da tutte le parti”: più o meno ognuna di noi si esprime in questo modo  diverse volte al giorno. Ognuna di noi ha in mente il proprio periodo aureo (dalla taglia 42 alla 44), quello ancora accettabile (dalla 44 alla 46), quello dello straripamento completo (dalla 46  in là,  verso l’infinito e oltre come Buzz Lightyear).

A me è successo di rimpiangere la moda ottocentesca o addirittura settecentesca, che in effetti tirava fuori il lato migliore di tutte e nascondeva quello che c’era da nascondere.

Posso raccontarti,  Angela, che una delle mie figlie, quand’era una bambina (evidentemente di buon appetito) una volta mi domandò se le suore fossero tenute ad essere magre, e io le risposi, naturalmente, di no. Forse sarebbe stato il caso di spiegarle che, in realtà, nessuno “è tenuto” ad essere magro, escludendo i casi in cui una dieta dimagrante si impone per motivi di salute; si tratta in effetti di una scelta culturale e sociale più che di un dovere con qualcosa da spartire con l’etica. A ogni modo io non fui così profonda e, per l’appunto, me la cavai con un semplice “no”, senza capire dove lei volesse arrivare. La mia secondogenita mi rispose: “Beh, allora da grande farò la suora, così potrò mangiare quanto mi pare”.

Nov
06
2009
Ma che senso ha scrivere?

Perché si scrive un romanzo, anzi, perché si scrive? Per confessarsi, inventarsi un mondo, vagare con la fantasia, comunicare, esprimere i lati  meno manifesti di se stessi ma che pure premono e urgono, impazienti di venir fuori? Per vanità, nevrosi, insopprimibile attitudine o desiderio di farsi conoscere? E che differenza c’è tra l’autore di romanzi e di racconti e il poeta, sia quello che si studierà a scuola (ammesso che ancora si faccia…) che quello conviviale, al quale i versi vengono facili?

Le catalogazioni attuali dei generi sono le più varie. Susy Bomb è stato definito appartenente alla “chick lit”, la letteratura di stampo anglosassone cosiddetta “delle pollastrelle”, ovvero una narrativa al femminile tinta di rosa, o anche “brillante” e “comico”. Credo che “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” (ripeto, credo) appartenga anch’esso al filone “brillante”, ma senza pollastrelle (curioso, sembra un gioco di parole).

Chi ha qualche idea per definire i generi? Perché non ci proviamo?

Anche se la vera sfida sarebbe definire il senso vero e proprio della scrittura…

Set
21
2009
Le donne non sono tutte uguali (e le ragazze neanche)

In questo blog si parla soprattutto di donne, com’è naturale per un blog collegato a un romanzo “rosa”, inteso come “al femminile”. E se ne parla da svariate angolature, con frequenti interventi della cronaca -beh, si capisce, siamo la metà, e anche di più, del mondo.

Quindi mi è praticamente impossibile tacere e non riflettere almeno per un momento su quanto è accaduto a Sanaa, qui in Italia, qui a due passi da ciascuna di noi. E’ troppo forte il contrasto tra una società liberale e fortemente permissiva come la nostra, che ormai impartisce la stessa educazione ai maschi e alle femmine (e, di conseguenza, i comportamenti dei due sessi appaiono, spesso non piacevolmente, uniformati) , e la volontà di un genitore che, invece, ritiene di essere il padrone dello “ius vitae” della propria figlia.

Sappiamo tutte perfettamente che  nella maggior parte del pianeta la donna vive in una condizione di inferiorità spesso addirittura giuridica, dunque imposta dalla legge e non soltanto da una mentalità segregazionista, e che i diritti di cui godiamo in Occidente sono stati forgiati da lotte durate dei secoli. Per questo non è certamente accettabile che avvengano violenze contro le donne in qualsiasi Paese, ma, ancora di più, lo è in un Paese democratico, che ha lungamente combattuto affinchè i suoi membri, senza differenze di sesso o religione, possano effettivamente dirsi tutti uguali.

Lug
16
2009
Gli esami fanno di nuovo paura?

Archiviati da poco gli Esami di Stato in tutta Italia, con qualche coda per le classi più numerose, ed eccoci alle prese con i conti. Più che triplicati i non ammessi, raddoppiati i bocciati, e questo soltanto per le Superiori; si è tornati a respingere anche alle Scuole medie, classi intermedie comprese. E’ un bene o un male? Certamente una maggiore serietà, più che severità, era ed è auspicabile. A nessun operatore scolastico sfugge che i livelli medi di conoscenze si sono paurosamente abbassati nel giro di pochi anni in tutti gli ordini di scuole, e che, ad esempio, una licenza liceale, classica o scientifica, di un quindicennio fa, significava  una mole di lavoro e, soprattutto, una preparazione culturale non paragonabile a quelle attuali.

Giu
22
2009
Gli esami non finiscono mai

Susy Bomb è un’insegnante, Italiano e Latino in un Liceo classico, alle prese, più o meno un anno sì e un anno no (attualmente, con la nuova normativa) con gli esami di stato,  ex esami di Maturità, nome che però sopravvive nella coscienza comune…si capisce, si tratta di un rito di passaggio che ognuno considera essenziale, e che divide  i ricordi della giovinezza in un “prima” e un “dopo” .  Molti sono i  cambiamenti intercorsi a partire dal  1999, primo anno in cui si cominciò con la nuova normativa e si sostituì  l’ esame  “provvisorio” stabilito nel 1969 durato ben  trent’anni,   quello- bei tempi per gli studenti-con due materie all’orale e due agli scritti. Le oscillazioni hanno soprattutto riguardato la composizione della commissione, divisa in un primo momento tra esterni e interni, poi tutta fatta in casa (si immagina essenzialmente per ragioni di risparmio) , poi di nuovo metà e metà, ma non le tre prove scritte e tutte le materie orali, e neanche il voto finale in centesimi e non più in sessantesimi.

Come dai tempi di Gentile in poi, e nella persuasione che, in fondo, ogni generazione si ripropone sempre la stesse domande, ci si può domandare: servono veramente questi esami? Non basterebbe, come accade in molti paesi europei, il semplice scrutinio di fine d’anno? O un esame per tutte le facoltà universitarie alle quale ci si intende iscrivere? Rappresentano un’effettiva necessità, dato il valore legale del titolo di studi, o uno spreco di risorse?

E perchè mai molte università- quasi tutte- non concedono gran credito al voto finale, preferendo dare molto maggior valore ai propri test d’ammissione?

Giu
22
2009
Uguale non significa identico

…non è Susy Bomb a dirlo, ma la femminista anglosassone Charlotte Perkins Gilman, nel 1910. Non intendiamo essere identiche, per carità,  uguali, però,  sì!

Ma, ragazze,  quanto c’è voluto per darci la possibilità di fare le cose più banali e normali- fortunatamente per noi-, come votare, guidare la macchina, intestarci un’impresa, ereditare, avere una carta d’identità singola e non “appoggiata” a un tutore maschile, truccarci, mostrare le gambe, indossare pantaloni, uscire di casa senza ancelle o zie o parenti …e non dimentichiamo che tutto questo è ancora un sogno per tante e tante donne….E’ più difficile, comunque, smussare dalla testa di certi uomini pregiudizi stantii che non avere accesso a tutte le possibili carriere. Avete notato che quando una donna è criticabile per qualunque aspetto che nulla c’entra con la sua moralità, vera o supposta, c’è sempre una sola parola per qualificarla o insultarla? Sempre la stessa da millenni?

Giu
03
2009
Libretti femministi….

Dalla libreria di Madison dedicata alle donne, qualche altro spunto. Ho tra le mani un delizioso libretto illustrato con immagini di donne degli anni Cinquanta. Sono  dive platinate o  casalinghe da telefilm, tutte ravviate, truccate e con addosso un grembiulino perfetto, e ancora amiche che sorseggiano un the o un caffè in case superlinde.  Si capisce che il tutto ha un fine umoristico e satirico insieme: le donne sorridono, tengono in mano il piumino per la polvere, guardano il marito o i figlioletti con occhi adoranti e poi ne dicono di tutti i colori.

Qualcuna. “I lavori di casa mi affascinano..oh, potrei guardarti tutto il giorno mentre li fai!”.

Pubblicità sorridente del caffè: “Una maniera più veloce per fare le solite cose stupide”.

Una sposa con un bel velo di pizzo e l’immancabile sorriso: “Perchè mai dovrei maritarmi? Non ho fatto niente di male!”.

Una mamma con un pargolo sul seggiolone e tre scatenati bambini attorno: “Ma chi sono questi bambini, e perchè mi chiamano mamma?”.

La diva dalle forme sinuose: “La vita è breve. Sbrigati a tirar fuori la tua carta di credito”.

C’è qualcosa di simile anche da noi?

Mag
29
2009
Femminismo e educazione

Quando mi sono iscritta all’università erano gli anni delle femministe, dell’autocoscienza, dei capelli lunghi e aggrovigliati, di “Rivolta femminile” come rivista cult per tutte le studentesse..ve lo ricordate? La parola “sistema” era continuamente usata: ci tingevamo i capelli con l’hennè per non usare tinture del “sistema”, ci profumavamo col patchouli per lo stesso motivo, andavamo in giro con gli zoccoli, gli abiti lunghi e fruscianti, ed eravamo tutte terribilmente “impegnate”….Citavamo Germaine Greer e l”Eunuco femmina”, nonchè Elena Gianini Belotti e “Dalla parte delle bambine”,  credevamo di essere diverse dalla generazione che ci aveva preceduto, e che avremmo educato diversamente le nostre figlie. Perchè il concetto di “educazione” era fondamentale: davamo la colpa di tutte le nostre insicurezze e incertezze al tipo di educazione “repressiva “che avevamo ricevuto.

Ma quanto conta l’educazione rispetto al carattere e alle inclinazioni naturali? Leggo che è uscito di recente in Francia un saggio,  intitolato “Il bambino di Parma”, di Elisabeth Badinter, in cui sembra che essa conti assai poco. Ecco il caso. La figlia di Luigi XV, Luisa Elisabetta,  divenne la duchessa di Parma,  e all”unico figlio maschio Ferdinando, nato nel 1751, stabilì di dare un’ educazione “perfetta” e illuminata, in modo che il ragazzo diventasse, da adulto, quasi una incarnazione del sovrano laico e senza pregiudizi che l’Illuminismo auspicava. Gli diede per maestri  Condillac e gli scienziati più “laici” in circolazione, ma tutto fu inutile. Di nascosto, il futuro principe frequentava chiese e venerava reliquie; da adulto partecipò costantemente a una Messa al giorno e divenne famoso come il “principe dei bigotti”.

Forse la verità è che non si può forzare l’educazione in nessun modo, malgrado le migliori intenzioni. E magari ha sempre ragione Rousseau quando parla di libertà ben guidata e di osservazione, più che di imposizioni?

Mag
13
2009
Una casa pulita è……

“A clean house is a sign of wasted life”: “Una casa pulita è  segno di una vita buttata”. Mi è stato raccontato  che a Madison, nel Wisconsin, una libreria femminista inalbera, tra i propri ricchissimi scaffali, questo cartello. Ce ne sono anche   altri decisamente originali e  più legati al femminismo per così dire classico, alla Germaine Greer ( ricordate “L’Eunuco femmina”?), come:

“Una donna senza un uomo è come un pesce senza una bicicletta”.

La prima frase mi ha particolarmente colpito: lo confesso, sono piuttosto trascurata nelle cure casalinghe e, probabilmente, sono in cerca di scuse per poter continuare a fare, senza troppe critiche, quello che ho sempre fatto, ovvero vivere nel disordine più puro e incallito. Chi la pensa come me?

Apr
19
2009
Che cosa cerchiamo in un libro

Che ci lasci con la voglia di rileggerlo? Che ci insegni qualcosa, su un periodo storico, qualche piega dell’animo umano, su noi stessi? Che ci faccia sognare, commuovere, intenerire, pensare? Che ci distragga dalla vita quotidiana? Desideriamo  essere catturati da una storia e rimanere  con il fiato sospeso fino alla fine, e seguire le vicende ed essere sorpresi e stupiti dal finale? Innamorarci dei protagonisti? O amare una prosa musicale di per sè, anche se la trama fa acqua e, di tanto in tanto, saltiamo qualche pagina noiosa di pure descrizioni?

E con quale criterio, entrando in libreria o al supermercato, decidiamo di acquistarne uno? Per la copertina,il risvolto, il titolo, il nome dell’autore? Siamo attirati di più dagli scrittori di “cose” o da quelli di “parole”? Ci affascinano le opere fiume- tanto per intenderci, alla Tolkien, o alla Mitchell- oppure gli scarni libretti poco impegnativi ma ugualmente attraenti, insomma una specie di “Love story”, su cui tutti i miei coetanei hanno lacrimato a lungo?

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