Il Linguaggio!
Il linguaggio di Susy Bomb! Il registro linguistico che compare nel romanzo, tratto dalla quotidianità, è molto ampio. Si va dal linguaggio ampolloso di zio Minuccio, Presidente del TAR, fino a quello, a volte scurrile, del gruppo dei Nani. Quanto a Susy, dal capillare in poi anche il suo vocabolario, per così dire, si amplia, iniziando a contemplare espressioni assai poco eleganti. Quanto di tutto questo c'è nella tua maniera consueta di parlare?
Carino quello che scrive Angela: ci lamentiamo del linguaggio sboccato dei ragazzi e poi siamo i primi, magari, a insultare pesantemente un automobilista che non fa la fila o che comunque agisce in un modo che ci sembra scorretto. E carino anche quello che scrive Barbara: la prima parolaccia a cinquant’anni è davvero un record di compostezza e signorilità; complimenti! Mi incuriosisce molto l’ esperienza di Barbara sulla parolaccia geografica: un Nord più parolacciaro del Sud è da studiare.
Certo che la nostra televisione non è una gran maestra; non solo si sentono grida che si coprono l’una con l’altra, impedendo di capire anche solo una parola, ma il linguaggio stesso non è certo da Lords. Nei reality, poi, “stronza” è un epiteto quasi affettuoso. Vi ricordate gli speakers di una volta? Con quelle belle voci gravi, perfettamente intonate e senza il romanesco d’ordinanza, senza l’ombra, anzi, di un accento… tipo l’attore che leggeva “Quel ramo del lago di Como” nella prima versione televisiva dei “Promessi sposi”, roba da brividi!
Io non riesco a immaginarli mentre dicono “stronza”, proprio non posso…
La lingua, ci hanno insegnato, è qualcosa di vivo, che diviene assieme alla coscienza di chi parla. E non c’è bisogno di scomodare testi di storia della lingua italiana per rendersi conto del mutamento continuo di ogni idioma; anche la forma scritta , benchè più conservatrice, non si sottrae al “tutto scorre”. Che fine hanno fatto parole come “apparecchio” per “aereo”, “massaia” per “casalinga”, “villeggiatura” per “vacanza”, “negro” per “nero o di colore”, tutte presenti nei quotidiani fino agli anni Settanta?
Perfino recenti sentenze di giudici hanno affermato che parole come “stronzo” o “coglione”, che da bambini ci facevano rabbrividire, e da adolescenti ci davano l’ebbrezza delle cose proibite, sono entrate nell’intercalare corrente e non rappresentano più una gran offesa. E’ stato scritto che questa mutata sensibilità nei confronti della parolaccia, anzi addirittura insensibilità, sia una delle tante conseguenze negative del Sessantotto: nell’immaginazione al potere era senza dubbio compresa l’intenzione di un linguaggio più diretto, libero e esplicito. Il che, però, si è tramutato in uno scadimento linguistico privo di ogni significato libertario o liberatorio: perfino alle scuole medie la parolaccia , del tutto gratuita, impera.
In Susy Bomb, di sicuro, questo registro compare, assieme a quello, più pulito, di alcuni personaggi che si sottraggono, per la loro educazione, all’abitudine di fare gran uso di …beh, è inutile trascrivere quello che ciascuno di noi ascolta tutti i giorni.
Ha ancora senso la “parolaccia” nella deregulation attuale? Sarà perchè non conosciamo più altre parole o altri modi di esprimere sconcerto o rabbia o insofferenza?
