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Archive for Ottobre, 2009
Ott
29
2009
Una cosetta un po’ newyorkese….

Beh,scusatemi per l’esagerazione…ma l’idea mi fa davvero venire in mente la Grande Mela  e quell’aria yiddish (che non c’entra assolutamente niente nè con me, nè con questo blog, nè con “La notte in cui sparì l’ultimo pollo”) che si respira a Manhattan (non mi avrà suggestionato Woody Allen?).

Mi spiego meglio. Giovedì 5 novembre, alle ore 18, presso la grande libreria “Giunti al punto” di Campobasso, presso il centro commerciale “Leclerc”, ci sarà il primo firma-copie de “La notte in cui sparì l’ultimo pollo”, tra un brindisi e una tartina..

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Ott
25
2009
Thank you, Cattolica

L’anteprima de “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” a Cattolica, la città nella quale è ambientato il romanzo, in uscita tra pochi giorni, è stata entusiasmante: per l’organizzazione dei gentilissimi bibliotecari e la presenza del pubblico interessato e partecipe.  Il conto alla rovescia è iniziato…

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Ott
11
2009
Decadenza, decadenza…

Carino quello che scrive Angela: ci lamentiamo del linguaggio sboccato dei ragazzi e poi siamo i primi, magari, a insultare pesantemente un automobilista che non fa la fila o che comunque agisce in un modo che ci sembra scorretto. E carino anche quello che scrive Barbara: la prima parolaccia a cinquant’anni è davvero un record di compostezza e signorilità; complimenti! Mi incuriosisce molto l’ esperienza di Barbara sulla parolaccia geografica: un Nord più parolacciaro del Sud è da studiare.

Certo che la nostra televisione non è una gran maestra; non solo  si sentono grida che si coprono l’una con l’altra, impedendo di capire anche solo una parola, ma  il linguaggio stesso non è certo da Lords. Nei reality, poi, “stronza” è un epiteto quasi affettuoso.  Vi ricordate gli speakers di una volta? Con quelle belle voci gravi, perfettamente intonate e senza il romanesco d’ordinanza, senza l’ombra, anzi, di un accento… tipo l’attore che leggeva “Quel ramo del lago di Como” nella prima versione televisiva dei “Promessi sposi”, roba da brividi!

Io non riesco a immaginarli mentre dicono “stronza”, proprio non posso…

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Ott
01
2009
Parla come mangi

La lingua, ci hanno insegnato, è qualcosa di vivo, che diviene assieme alla coscienza di chi parla. E non c’è bisogno di scomodare testi di storia della lingua italiana per rendersi conto del mutamento continuo di ogni idioma; anche la  forma scritta , benchè più conservatrice, non si sottrae al “tutto scorre”. Che fine hanno fatto parole come “apparecchio” per “aereo”, “massaia” per “casalinga”, “villeggiatura” per “vacanza”, “negro” per “nero o di colore”, tutte presenti nei quotidiani fino agli anni Settanta?

Perfino recenti sentenze di giudici hanno affermato che parole come “stronzo”  o “coglione”,  che da bambini ci facevano rabbrividire, e da adolescenti ci davano l’ebbrezza  delle cose proibite, sono entrate nell’intercalare corrente e non rappresentano più una gran offesa. E’ stato scritto che questa mutata sensibilità nei confronti della parolaccia, anzi addirittura insensibilità, sia una delle tante conseguenze negative del Sessantotto: nell’immaginazione al potere era senza dubbio compresa l’intenzione di un linguaggio più diretto, libero e esplicito. Il che, però, si è tramutato in uno scadimento linguistico privo di ogni  significato libertario o liberatorio: perfino alle scuole medie la parolaccia , del tutto gratuita, impera.

In Susy Bomb, di sicuro, questo  registro compare, assieme a quello, più pulito, di alcuni personaggi che si sottraggono, per la loro educazione, all’abitudine di fare gran uso di …beh, è inutile trascrivere quello che ciascuno di noi ascolta tutti i giorni.

Ha ancora senso la “parolaccia” nella deregulation attuale? Sarà perchè non conosciamo più altre parole o altri modi di esprimere sconcerto o rabbia o insofferenza?

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