Testata
Giu
22
2009
Gli esami non finiscono mai

Susy Bomb è un’insegnante, Italiano e Latino in un Liceo classico, alle prese, più o meno un anno sì e un anno no (attualmente, con la nuova normativa) con gli esami di stato,  ex esami di Maturità, nome che però sopravvive nella coscienza comune…si capisce, si tratta di un rito di passaggio che ognuno considera essenziale, e che divide  i ricordi della giovinezza in un “prima” e un “dopo” .  Molti sono i  cambiamenti intercorsi a partire dal  1999, primo anno in cui si cominciò con la nuova normativa e si sostituì  l’ esame  “provvisorio” stabilito nel 1969 durato ben  trent’anni,   quello- bei tempi per gli studenti-con due materie all’orale e due agli scritti. Le oscillazioni hanno soprattutto riguardato la composizione della commissione, divisa in un primo momento tra esterni e interni, poi tutta fatta in casa (si immagina essenzialmente per ragioni di risparmio) , poi di nuovo metà e metà, ma non le tre prove scritte e tutte le materie orali, e neanche il voto finale in centesimi e non più in sessantesimi.

Come dai tempi di Gentile in poi, e nella persuasione che, in fondo, ogni generazione si ripropone sempre la stesse domande, ci si può domandare: servono veramente questi esami? Non basterebbe, come accade in molti paesi europei, il semplice scrutinio di fine d’anno? O un esame per tutte le facoltà universitarie alle quale ci si intende iscrivere? Rappresentano un’effettiva necessità, dato il valore legale del titolo di studi, o uno spreco di risorse?

E perchè mai molte università- quasi tutte- non concedono gran credito al voto finale, preferendo dare molto maggior valore ai propri test d’ammissione?

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Commenti

Simonetta, mi trovi perfettamente d’accordo sull’assurdità dell’esistenza di un’attestazione della preparazione “doppia” in uscita e in ingresso…si finisce col negare anche quel minimo di credibilità che rimane alla scuola italiana.
Credibilità che la scuola ha definitivamente perso dal momento in cui di “lei” e dei suoi “impiegati” sparlano il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ed il Ministro della Pubblica Istruzione. Penso di esemplificare in prima persona l’incarnazione del pessimo docente per i suddetti ministri: sono un’insegnante precaria, meridionale e figlia di docenti (dovrei proprio vergognarmi!). Vengo licenziata ogni qualvolta non sia del tutto necessaria la mia presenza. Se mi ammalo, conservo il posto per massimo trenta giorni e vengo pagata la metà. Ho avuto la fortuna di inserirmi in una graduatoria infinita, grazie alla quale, potrei aspirare al ruolo all’incirca tra trent’anni…non posso lavorare nella mia provincia e sono (e sarò per tanti altri anni) sballottata da una scuola all’altra in cerca di una stabilità che se arriverà…arriverà tardi. Ho trent’anni e la possibilità di diventare moglie e madre non è poi così prossima…Ciononostante mi considero una privilegiata perchè ho una solida famiglia alle spalle ed un ragazzo che non si abbatte mai. Però mi domando come sia possibile che i suddetti ministri si meraviglino tanto del fatto che la scuola funzioni male? Ci si definisce “fannulloni” e, contemporaneamente, si pretende da noi capacità socio-assistenziali, educative, formative, disciplinari, pedagogiche, didattiche et similia…Nel frattempo non veniamo retribuiti per ricoprire tutti questi “incarichi” e veniamo anche derisi da chi ci rappresenta. Come si può pretendere che la scuola ricominci a funzionare utilizzando esclusivamente il rigore e la disciplina? Come si può pretendere che una determinata categoria si riscatti quando si richiede tanto e si dà così poco (e non mi riferisco solo alla retribuzione)?
Mi scuso Simonetta per aver cambiato discorso…ma sono convinta del fatto che ogni “stranezza” sia strettamente correlata ad altre “incoerenze”.

Simonetta,io credo sinceramente che allo stato attuale delle cose gli esami non servano proprio a nulla e sono ormai piu’ che altro un ricettacolo di burocrati,di inutili perdite di tempo,di minuziose quanto futili annotazioni di ogni azione umana,è mai possibile che bisogna verbalizzare ogni cosa,se una persona si alza e va al bagno bisogna scrivere che è andata al bagno e poi timbrare fogli o altre assurdità del genere,oppure perdere tempo in estenuanti riunioni pre esame post esame dove si discutono questioni che potrebbero sembrare importanti ma che poi risultano essere false e ipocrite;dico questo perchè sappiamo benissimo che spesso il voto totale non rispecchia assolutamente l’andamento di un esame,l’ho vissuto io in prima persona e l’ho visto continuamente in esami successivi,il voto dipende da troppi fattori che spesso non sono per nulla chiari,e quello deprime e fa perdere la fiducia negli insegnanti da parte degli alunni;perchè se deve essere solo una formalità l’esame di stato come coronamento di un percorso di 5 anni mi sembra proprio inutile farlo,a questo punto mettiamo un voto finale unico e basta invece di farci andare fino al 15 luglio nelle scuole;inoltre per ragazzi scrutinati varie volte e che si conoscono benissimo da anni passati assieme mi potete spiegare qual’è l’utilità di “analizzarli” un’altra volta???
oltretutto ormai le nostre università non hanno piu’ in conto il voto della maturità,quindi ancora una volta mi chiedo se ci sia qualcuno che possa difendere gli esami di Stato,aspetto con ansia voci a favore dei così chiamati impropriamente esami di maturità,quando la maturità per primi gli insegnanti all’interno delle commissioni la dimostrano poca o nulla.
Scusate i toni un po forti ma questo è un problema per il quale mi sono sempre battuto perchè si è sempre vista troppa ipocrisia da parte di tutti sulla questione esami di Stato.

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