Archive for Giugno, 2009
La Notte rosa della Riviera, tra il 3 e il 4 luglio, è un evento così articolato e ricco che le iniziative partono addirittura nei giorni precedenti . A Rimini, nel pomeriggio del 3, è previsto “Aspettando la Notte Rosa 2009” che, di per sé, vale già come una grande festa.
Tutto è colorato, ovviamente, di rosa, e l’iniziativa che coinvolge le scrittrici, glamour, rosa giallo e alteens, si chiama proprio Pink! Pink! Pink!
Borgo San Giuliano e i suoi bar e ristoranti accoglieranno, dalle 19 in poi, moltissime autrici italiane e straniere, che saranno a disposizione del pubblico tra un aperitivo e un drink, sfilate di moda , degustazione di prodotti tipici.
Nel corso di Pink! Pink! Pink! verrà presentato il volume sui 50 anni di Barbie della Giunti/ Assouline, con la presenza di modelle che impersoneranno le Barbie più famose e truccatrici che applicheranno piccoli tatuaggi a forma di Barbie a chi lo desidererà..
L’Editore Giunti è presente con Angela Nanetti , tra le più famose autrici italiane per ragazzi e giovani adulti, tradotta perfino in cinese, all’ Osteria Angolo divino; con Gemma Townley, sorella di Sophie Kinsella e affermatissima autrice internazionale, al Ristorante la Marianna; e con Susy Bomb… al Ristorante “Da Marco”.
Pink Pink pink!
Tutto da vedere, tutto da ascoltare, tutto da vivere.
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Il 3 luglio sarò a Rimini per un incontro con lettori, nottambuli, turisti o curiosi a Rimini, nel corso della “Notte rosa”.
Chi frequenta le spiagge romagnole, come me (d’altra parte, con i miei natali..) sa bene di che cosa si tratta: tutti i centri rivieraschi si accendono di rosa, grattacieli e lungomare compresi, per la notte più lunga dell’estate. Tulle, nastri, fiocchi, striscioni, perfino sabbia tinta di rosa, composizioni culinarie, gelati e sorbetti e, naturalmente, gli abiti degli animatori, dei presentatori e degli artisti, formano una luminosa prospettiva di un unico colore. Si tira l’alba con la precisa volontà di farlo, senza sapere bene che cosa fare prima: concerti, spettacoli teatrali, incontri culturali, happening, degustazioni, balli in piazza..davvero il Capodanno della riviera.
E se non è rosa Susy Bomb, quale mai sarà il suo colore?
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Susy Bomb è un’insegnante, Italiano e Latino in un Liceo classico, alle prese, più o meno un anno sì e un anno no (attualmente, con la nuova normativa) con gli esami di stato, ex esami di Maturità, nome che però sopravvive nella coscienza comune…si capisce, si tratta di un rito di passaggio che ognuno considera essenziale, e che divide i ricordi della giovinezza in un “prima” e un “dopo” . Molti sono i cambiamenti intercorsi a partire dal 1999, primo anno in cui si cominciò con la nuova normativa e si sostituì l’ esame “provvisorio” stabilito nel 1969 durato ben trent’anni, quello- bei tempi per gli studenti-con due materie all’orale e due agli scritti. Le oscillazioni hanno soprattutto riguardato la composizione della commissione, divisa in un primo momento tra esterni e interni, poi tutta fatta in casa (si immagina essenzialmente per ragioni di risparmio) , poi di nuovo metà e metà, ma non le tre prove scritte e tutte le materie orali, e neanche il voto finale in centesimi e non più in sessantesimi.
Come dai tempi di Gentile in poi, e nella persuasione che, in fondo, ogni generazione si ripropone sempre la stesse domande, ci si può domandare: servono veramente questi esami? Non basterebbe, come accade in molti paesi europei, il semplice scrutinio di fine d’anno? O un esame per tutte le facoltà universitarie alle quale ci si intende iscrivere? Rappresentano un’effettiva necessità, dato il valore legale del titolo di studi, o uno spreco di risorse?
E perchè mai molte università- quasi tutte- non concedono gran credito al voto finale, preferendo dare molto maggior valore ai propri test d’ammissione?
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…non è Susy Bomb a dirlo, ma la femminista anglosassone Charlotte Perkins Gilman, nel 1910. Non intendiamo essere identiche, per carità, uguali, però, sì!
Ma, ragazze, quanto c’è voluto per darci la possibilità di fare le cose più banali e normali- fortunatamente per noi-, come votare, guidare la macchina, intestarci un’impresa, ereditare, avere una carta d’identità singola e non “appoggiata” a un tutore maschile, truccarci, mostrare le gambe, indossare pantaloni, uscire di casa senza ancelle o zie o parenti …e non dimentichiamo che tutto questo è ancora un sogno per tante e tante donne….E’ più difficile, comunque, smussare dalla testa di certi uomini pregiudizi stantii che non avere accesso a tutte le possibili carriere. Avete notato che quando una donna è criticabile per qualunque aspetto che nulla c’entra con la sua moralità, vera o supposta, c’è sempre una sola parola per qualificarla o insultarla? Sempre la stessa da millenni?
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Dalla libreria di Madison dedicata alle donne, qualche altro spunto. Ho tra le mani un delizioso libretto illustrato con immagini di donne degli anni Cinquanta. Sono dive platinate o casalinghe da telefilm, tutte ravviate, truccate e con addosso un grembiulino perfetto, e ancora amiche che sorseggiano un the o un caffè in case superlinde. Si capisce che il tutto ha un fine umoristico e satirico insieme: le donne sorridono, tengono in mano il piumino per la polvere, guardano il marito o i figlioletti con occhi adoranti e poi ne dicono di tutti i colori.
Qualcuna. “I lavori di casa mi affascinano..oh, potrei guardarti tutto il giorno mentre li fai!”.
Pubblicità sorridente del caffè: “Una maniera più veloce per fare le solite cose stupide”.
Una sposa con un bel velo di pizzo e l’immancabile sorriso: “Perchè mai dovrei maritarmi? Non ho fatto niente di male!”.
Una mamma con un pargolo sul seggiolone e tre scatenati bambini attorno: “Ma chi sono questi bambini, e perchè mi chiamano mamma?”.
La diva dalle forme sinuose: “La vita è breve. Sbrigati a tirar fuori la tua carta di credito”.
C’è qualcosa di simile anche da noi?
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