Quando mi sono iscritta all’università erano gli anni delle femministe, dell’autocoscienza, dei capelli lunghi e aggrovigliati, di “Rivolta femminile” come rivista cult per tutte le studentesse..ve lo ricordate? La parola “sistema” era continuamente usata: ci tingevamo i capelli con l’hennè per non usare tinture del “sistema”, ci profumavamo col patchouli per lo stesso motivo, andavamo in giro con gli zoccoli, gli abiti lunghi e fruscianti, ed eravamo tutte terribilmente “impegnate”….Citavamo Germaine Greer e l”Eunuco femmina”, nonchè Elena Gianini Belotti e “Dalla parte delle bambine”, credevamo di essere diverse dalla generazione che ci aveva preceduto, e che avremmo educato diversamente le nostre figlie. Perchè il concetto di “educazione” era fondamentale: davamo la colpa di tutte le nostre insicurezze e incertezze al tipo di educazione “repressiva “che avevamo ricevuto.
Ma quanto conta l’educazione rispetto al carattere e alle inclinazioni naturali? Leggo che è uscito di recente in Francia un saggio, intitolato “Il bambino di Parma”, di Elisabeth Badinter, in cui sembra che essa conti assai poco. Ecco il caso. La figlia di Luigi XV, Luisa Elisabetta, divenne la duchessa di Parma, e all”unico figlio maschio Ferdinando, nato nel 1751, stabilì di dare un’ educazione “perfetta” e illuminata, in modo che il ragazzo diventasse, da adulto, quasi una incarnazione del sovrano laico e senza pregiudizi che l’Illuminismo auspicava. Gli diede per maestri Condillac e gli scienziati più “laici” in circolazione, ma tutto fu inutile. Di nascosto, il futuro principe frequentava chiese e venerava reliquie; da adulto partecipò costantemente a una Messa al giorno e divenne famoso come il “principe dei bigotti”.
Forse la verità è che non si può forzare l’educazione in nessun modo, malgrado le migliori intenzioni. E magari ha sempre ragione Rousseau quando parla di libertà ben guidata e di osservazione, più che di imposizioni?
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Commenti
Interessante la storia del “bambino di Parma”…. Fa veramente riflettere e ci fa capire che nasciamo con certi gusti e certi atteggiamenti che nessuna educazione può modificare. Io sono terribilmente distratta e mio marito da più di vent’anni cerca di correggere questo mio difetto, senza esito. Non ha capito che la moglie se la deve tenere così. Quasi quasi gli compero il libro della Badinter, potrebbe avere una folgorazione, che ne dite???

Cara Simo, il libro che segnali della Badinter mi interessa molto e l’ho mandato a prendere. Quella dell’educazione dei figli è un soggetto che mi affascina da sempre. Come dici bene, i nati negli anni ’50 si sono ritenuti allevati con troppa severità. Questi di adesso con troppo permissivismo. La polemica di Franceschini, per esempio sui figli allevati da Berlusconi, ha messo il dito dove non doveva: visto il risultato (mi riferisco ai due figli più grandi), certo che farei educare i figli da Berlusconi. A detta di tutti (destra e sinistra) sono in gamba, non si è mai parlato di loro in negativo (droga, comportamenti eccessivi ecc…) contrariamente ad altri rampolli e, per quanto riguarda quelli di Franceschini, ancora non si sa.
La cosa sicura è che nasciamo con un certo “imprinting” che non dipende assolutamente dai nostri genitori. Se penso all’abbigliamento, per esempio, io sono agli antipodi dei gusti di mia madre e la mia prima libertà è stata quella di guadagnare qualche soldo (durante le vacanze scolastiche) per comperarmi infine il capo di abbigliamento che mi interessava.
Per riprendere il discorso del “bambino di Parma” per il carattere, ci sono persone che hanno dannatamente bisogno di religione e, a questi ragazzini è meglio indirizzarli verso una fede poiché rischierebbero di finire nelle mani delle sette.