Archive for Aprile, 2009
Che ci lasci con la voglia di rileggerlo? Che ci insegni qualcosa, su un periodo storico, qualche piega dell’animo umano, su noi stessi? Che ci faccia sognare, commuovere, intenerire, pensare? Che ci distragga dalla vita quotidiana? Desideriamo essere catturati da una storia e rimanere con il fiato sospeso fino alla fine, e seguire le vicende ed essere sorpresi e stupiti dal finale? Innamorarci dei protagonisti? O amare una prosa musicale di per sè, anche se la trama fa acqua e, di tanto in tanto, saltiamo qualche pagina noiosa di pure descrizioni?
E con quale criterio, entrando in libreria o al supermercato, decidiamo di acquistarne uno? Per la copertina,il risvolto, il titolo, il nome dell’autore? Siamo attirati di più dagli scrittori di “cose” o da quelli di “parole”? Ci affascinano le opere fiume- tanto per intenderci, alla Tolkien, o alla Mitchell- oppure gli scarni libretti poco impegnativi ma ugualmente attraenti, insomma una specie di “Love story”, su cui tutti i miei coetanei hanno lacrimato a lungo?
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Umby ci parla di ragazzi, e in fondo ci invita a dimenticare ogni nostalgia nei confronti della nostra stessa giovinezza, ricordandoci che adesso i ragazzi sono altri, e che vivono i loro anni molto spesso nella nostra indifferenza, o incomprensione o, semplicemente, disattenzione..e il discorso sembra essergli stato suggerito (forse è proprio così) dai tristi avvenimenti abruzzesi. Vivo a Campobasso, come dire che l’Aquila è quasi alle porte; molti miei ex alunni hanno scelto quella sede per compiervi i loro studi universitari; fortunatamente sono rimasti illesi, anche se, purtroppo, molti altri, molisani e no, non ce l’hanno fatta. Come dimenticare la scena della casa dello studente distrutta? E pensare a tutte quelle giovani vite perdute? Si capisce che ogni vita ha il valore dell’irripetibilità, di qualunque età si tratti. Ma le nuove leve! La speranza del futuro! E morire non per il terremoto in sè, ma perchè un palazzo, magari mal costruito, ti crolla addosso!
Ragazzi d’Abruzzo. Il cuore di noi tutti è con voi.
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Che cosa ha in comune il nostro corpo di adesso con quello della bambina o del bambino che siamo stati ? Ogni nostra cellula, da allora, è mutata. Eppure abbiamo un’idea precisa di quello che eravamo, e ricordiamo i nostri pensieri di allora, le nostre emozioni, le nostre sensazioni, anche quando, magari, siamo irriconoscibili..agli altri, ma non a noi stessi, anzi alla nostra interiorità. Si tratta semplicemente del fatto che le strutture cerebrali sono più longeve di altre? M è mai possibile credere, semplicemente, che anche le più sofisticate funzioni psichiche siano localizzabili nel cervello e quella che chiamiamo “coscienza” non sia che l’attività del nostro centro direzionale cerebrale?
Beh, si può anche citare Bergson: “Se noi potessimo penetrare all’interno di un cervello che lavora, e assistere allo spostarsi degli atomi di cui è fatto, allora davvero conosceremmo tutti i dettagli di quello che accade nella coscienza corrispondente?”…
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