Archive for Febbraio, 2009
Il prossimo appuntamento è televisivo: lunedì 2 marzo, in diretta, su Rai tre, sarò ospite della trasmissione “Cominciamo bene”, condotta da Fabrizio Frizzi. Si parlerà, tra l’altro, di coppie in cui c’è una evidente differenza di età tra “lei” e “lui”, soprattutto quando la parte più matura è quella femminile…beh, è proprio la storia di Susy Bomb e Ortensio!
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Si dice e si legge che i rapporti interpersonali sono ai nostri giorni più difficili, specialmente nelle grandi città, per la mancanza di tempo. Questo spiegherebbe la grande fortuna di Facebook, che permette per così dire di tenere sotto controllo la propria rete di amici, benchè in modo virtuale, e di chiacchierare da casa propria con una intera community nello stesso istante…ma sempre senza vedere e senza ascoltare nessuno, senza la necessità di prendere l’autobus o di cambiarsi. Ma è la stessa cosa? Davvero sono superate e anzi finite per sempre quelle belle descrizioni dei romanzi, perlopiù ottocenteschi, dove avevano grande importanza l’espressione dell’interlocutore, il suo sguardo, il suo tono di voce, un moto della palpebra o delle sopracciglia, un improvviso rossore o al contrario un repentino impallidire?
Finite e superate perchè, tanto, non ci si vede più e si chatta soltanto, tutt’al più ci si telefona?
Ovvio che mantenere e coltivare delle amicizie richieda tempo e anche, in una certa misura, fatica. I ritmi della provincia sono generalmente più blandi e più ripetitivi- senza considerare che le stesse dimensioni “fisiche” delle città consentono di muoversi meglio. Eppure non sarà che anche qui da noi, nei piccoli centri, ci si stia disabituando a un interlocutore in carne e ossa? Che si dicano a tutti le stesse cose? Che non si faccia più distinzione tra amici- amici, e amici-così e così? Che si assuma un comportamento standard, frettoloso e da chat anche quando ci si incontra, direbbero i francesi, vis- a vis?
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Avete letto? Il primo bus genovese (mezzo dell’ATM), che è partito, il giorno 16 febbraio, con il cartello poubblicitario finanziato dall’Unione degli atei e agnostici italiani- benchè “ammorbidito” rispetto alla prima versione: la scritta adesso è: “la buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima è che credono nella libertà d’espressione”- non è partito dal garage per un problema alle batterie.
Si tratta di una rivolta delle macchine, che non se la sentono, nel loro cuore fatto di circuiti, di annunciare qualcosa in cui non credono? Oppure di un caso?
Seguito a trovare di pessimo gusto l’inziativa. Parlare di Dio necessita, probabilmente, di altri luoghi, di altre forme. E poi, scusatemi: come si fa a contare i milioni di presupposti atei italiani? Gli iscritti all’associazione non sono soltanto poche migliaia?
I conti non tornano.
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E’ appena trascorso l’appuntamento con Susy Bomb a Ferrara, il 19 febbraio alla “Ariostea”, la storica e splendida biblioteca che conserva (ma in cassaforte….) alcuni manoscritti dell’autore dell’”Orlando Furioso”, oltre a una sterminata quantità di incunaboli (le prime edizioni a stampa di un’opera), manoscritti pregiatissimi e codici che farebbero la felicità di ogni studioso.
Bella la cornice, bellissima la presentazione della dottoressa Francesca Mellone, bello e attento il pubblico radunato nella sala “Agnelli”.
Susy Bomb, in versione ferrarese, ringrazia!
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Amici e amiche di Susy Bomb, vi rinnovo l’invito per giovedì 19 febbraio, alle ore 17, presso la Biblioteca “Ariostea” di Ferrara! E insieme vi preannuncio un’altra piacevolissima forma di incontro tra autore e lettori, che ci sarà a Benevento ,la città della Strega, del liquore “Strega” …e del Premio “Strega”, sabato 28 febbraio, alle ore 20.30, presso il Ristorante “Antiche Terme”, di via Posillipo (lungo Calore). Si tratta di una cena conviviale organizzata dalla Presidentessa della locale sezione dell’Associazione mogli di medici italiani, Guja Izzo Conti, e la presentazione del romanzo sarà l’occasione di una serie di riflessioni tragicomiche sull’universo femminile…
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Ma no. Nessuno nasce con la ricetta giusta, quella già preconfezionata, che vada bene per qualunque tipo di figli. Se è vero che l’intelligenza umana si può riassumere con la capacità di reagire alle situazioni che via via si presentano, anche la genitorialità potrebbe essere interpretata come il passaggio da un ruolo all’altro che, più che di una vera preparazione, necessita di riflessi pronti.
Che fare se, come scrive Alice, mamma e papà si affannano a profumare la casa, e il figlioletto, invece, dimostra di amare le puzze, e addirittura le acquista, sotto la forma di puzzosissime figurine?
Forse pensare che, da che mondo è mondo, i figli fanno il contrario (o almeno, per un po’, ci provano) di quello che apprendono a casa. Per poi riacquistare (…non sempre) la ragione.
Chi di voi si ricorda di quando andavano di moda i jeans di un paio di taglie di meno? Per i quali bisognava stendersi sul letto, trattenere il respiro e farsi aiutare da un fratello per poterli allacciare?Quando, perdipiù, ci azzoppavamo cadendo dagli zatteroni? Avete dimenticato i rimproveri delle nostre madri?
Nel Molise si dice “spirito contrarioso”: e altrove?
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Genitori cercasi. Quelli che sanno dire di no, quelli che rispondono “anche se lo fanno tutti gli altri, non è detto che si tratti di una cosa buona”, quelli che hanno polso, che sono lucidi, che si prefiggono di formare e non soltanto di allevare, che non considerano una seccatura , benchè temporanea, seguire i figli nella loro crescita, bensì la più appagante esperienza dell’essere umano, e che, quando sbagliano, almeno possono dire di avercela messa tutta. Dove sono finiti?
Alice ha scritto, giustamente, che “il problema di oggi è che i genitori non sanno più educare, comunicare ai figli i valori universali dell’individuo, tra cui la prima regola “non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facciano a te”. Il loro pargolo è allevato come se fosse un monarca senza responsabilità. Lo si difende a spada tratta anche quando ha torto marcio. Lo si riempie di regali e di soldi senza chiedergli nulla in cambio….”.
Chi può negarlo? I pedagogisti parlano di emergenza educativa, i sociologi di bisogni nuovi e artificiali che si sono sostituiti a quelli naturali, e che, per essere mantenuti e soddisfatti, hanno fatto cadere tutte le barriere rendendo quasi impossibile ogni rifiuto. L’attuale generazione giovanile , in generale, non ha il senso delle regole, del rispetto e dei ruoli. Tutti lo sappiamo, ma non questo diventiamo capaci di imporci, e il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi: figli- re, spesso dispotici, spalleggiati da genitori- schiavi pronti a scusarli in ogni occasione. Nelle scuole è stato ripristinato il voto di condotta per contrastare i comportamenti più indisciplinati, arroganti o addirittura violenti, ma questo servirà a far capire che la libertà non significa dare del “tu” ai professori e considerarli dei pari, nè esprimersi nelle aule come se ci si trovasse in discoteca, visto che spesso i genitori parlano peggio dei figli e sono i primi a d adeguarsi al modello dominante, quello dei media e dell’opinione pubblica del “tutto è permesso, sono giovani, devono godersi la vita”?
Siamo capaci di guardare negli occhi il risultato della nostra educazione e procedere a una revisione profonda del nostro modo di essere genitori? Oppure questo è troppo faticoso? E’ realmente troppo difficile andare contro un tipo di comportamento favorito da un sistema economico che ha fatto saltare tutte le etiche a favore del consumo?
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Dunque! Il prossimo appuntamento è a Ferrara, alle ore 17, presso la sala Agnelli della bellissima biblioteca “Ariostea”, via Scienze 17.
La dottoressa Francesca Mellone introdurrà il romanzo e mi porrà alcune domande, sicchè, più che di una conferenza vera e propria, magari paludata, si tratterà di un incontro- intervista.
E’ gradevole l’idea di un confronto con una donna! Perchè, probabilmente, certe sfumature le abbiamo colte più che altro noi…
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