Davvero si attinge alle antiche verità dell’uomo quando si tocca o semplicemente si sfiora il tasto “spiritualità”. Sembrano affacciarsi alla coscienza paure remote, ansie accantonate, desideri e speranze. La tensione verso l’alto è spesso frammista al timore di un’ illusione, sicchè si esita ad abbandonare la prospettiva dei sensi e delle certezze legate alla materia. Eppure questa tensione c’è, è innegabile. Il “superuomo” di Nietzsche, quello che non aveva bisogno di Dio, e neanche di un suo surrogato, non è ancora nato; se la razza umana non muterà completamente, probabilmente non nascerà mai. Riconoscere e accettare tutto questo non può e non deve diventare violenza, imposizione, sopruso. Dunque bisogno di sacro, sì ma, come scrive Alice, “quando questo bisogno si traduce in prevaricazione non mi piace”: è irragionevole pretendere che gli altri la pensino come noi, e il vecchio precetto della misura greca andrebbe applicato anche alle idee.
Altro spunto che ci offre Alice, quando scrive “Mi piacerebbe sentire un russo o un abitante qualsiasi dell’Est che ha vissuto in un paese dove la religione era bandita”: il bisogno del sacro era soltanto soffocato, e si trovava, attenuato, nell’intimo dell’animo, oppure era scomparso?
Personalmente, dubiterei di quest’ultima possibilità. Non sarebbe spiegabile il rifiorire delle chiese nell’attuale Russia appena dopo il crollo dell’Unione sovietica…..
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