Testata
Nov
03
2008
I preliminari di uno stile: non tutto sta bene

Quello che maggiormente colpisce, nello stile di Susy, è la femminilità: nessuno, dinanzi a lei, può e deve dimenticarsi del suo sesso. Di conseguenza, la nostra bionda esclude immediatamente i capi d’abbigliamento unisex oppure interscambiabili o, ancora, così informi da nascondere le particolari fattezze del corpo femminile (insomma niente scamiciatoni o camicie larghe né pantaloni troppo ampi che infagottano o che scendono sui fianchi o col cavallo basso).

Perdipiù, lei parte dal principio che non tutto quello che è di moda sta bene o abbellisce, sicché le fondamentali domande che ognuna dovrebbe porsi, nel momento di un acquisto o di un riciclo tra sorelle o amiche, non sono: è bello? È di moda? È firmato? Si tratta di una stoffa pregiata o costosa?, bensì:

Come mi sta? Questo colore si lega con quelli del mio viso e dei miei capelli? Sottolinea il mio fisico, ne mette in risalto le qualità e ne nasconde i difetti?

Vestirsi da caniL’espressione “mettersi qualunque cosa addosso”, che è piuttosto teorica anche per le giovanissime - perché, con qualunque cosa addosso, in realtà non sta bene nessuna - non si addice assolutamente ad una ultraquarantenne. È in fondo un bell’esercizio, ed anche una questione di rispetto per chi ha a che fare con noi, pensa Susy, dedicare un po’ del proprio tempo alla scelta degli abbinamenti e a qualche prova davanti allo specchio (il testimone più fedele) prima di uscire. Ci si affina il gusto, ci si diverte anche, si prova soddisfazione nell’inventare degli accostamenti inediti con i fondi del guardaroba, magari riprendendo in mano i ferri per intrecciare una sciarpa dalla tinta esattamente uguale a quella di una camicetta che non si indossa da anni ma che, con quel tocco in più, rinasce a nuova vita…

Non c’è bisogno di avere tanti capi nell’armadio: piuttosto, di avere tutti capi che ci stanno bene, oppure che possano essere modificati per raggiungere lo scopo.

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Commenti

Carissima Simonetta, il libro l’ho letto ed è ironico,interessante, divertente, pieno di verve e, mentre leggevo, mi chiedevo dove eri andata a prendere tutti quei tic quelle manie dei personaggi…. insomma, troppo bello.
Clicco sul soggetto “vestiario” perché mi riporta alla mia adolescenza, quando vestiri significava solo essere alla moda e non indossare qualcosa che era bello per il tuo fisico. Quante brutte cose mi sono messa, che facevano veramente pena su di me. Ma ogni tempo ha i suoi errori e, adesso, li vedo nella gioventù attuale. Hanno tanti di quei soldi che potrebbero comperarsi tutto quello che potrebbe andargli a meraviglia, ma insistono ancora sui jeans “finti poveri”, tutti strappati, colori tetri, sciattoni ma LORO, si vedono BELLISSIMI. Niente di nuovo sotto il sole.
Un abbraccio, il blog è un’idea brillantissima anche perché con una come te c’è materia da trattare.
BB

Cara Susy,
beata te che fai presto a capire e a vedere con lucidità, senza dubbio alcuno, cosa ti calza a pennello!
Io, negata di natura per la moda, nonostante la consultazione di decine di giornali femminili e la reiterata (due volte) lettura del tuo libro, non ho ancora capito perchè i miei amici continuano a dirmi che accostare una camicia gialla a una minigonna verde con stivali rossi equivale a dare un pugno nell’occhio!
Dimmi tu se sono proprio senza speranza o c’è ancora qualcosa che posso fare per sviluppare il mio senso estetico…

Senti Jane, vestita così sei pronta per andare nell’orto! Ma se al bon ton preferisci la stravaganza, il centrare lo sguardo degli altri a colpo sicuro… VAI, perché almeno sei sicura che qualcuno si girerà, cuntenta tu!!

Eh, Barbara, si girano sì, ma per ridere!
Anzi, per essere precisi, mi guardano e poi si girano dall’altra parte, per non far vedere spudoratamente che ridono…!
Ma che ci posso fare se mi piacciono i vestiti colorati, diciamo pure, molto colorati?
Perchè le sfumature dell’arcobaleno sono considerate da tutti suggestivi e variopinte e i miei accostamenti di tanti colori un pugno nell’occhio?
Comunque mi piacerebbe avere un orto, così avrei sempre l’alibi per il mio abbigliamento a portata di mano (”sapete, com’è, possiedo un orto…le piante hanno bisogno di vedere l’arcobaleno intorno a sè per crescere sane”…) e poi se non mi sbaglio sta tornando di moda la vita di campagna o no?
Comunque, nonostante il possibile, futuro ritorno alla vita bucolica, non mi farebbero certo male alcune ore di ripetizione di moda e abbigliamento da te e da Susy!:))

Jane carissima, guarda che nell’orto io e la Susy ci siamo nate. Oggi si nasce dalla pancia della mamma e alla maternità, noi, invece, siamo nate per grazia ricevuta e sotto i cavoli!
Non ti preoccupare per il vestiario, mettiti tutti i colori che vuoi, è sempre meglio del grigino, nerino, marronicino… che depressione. Però poi, e qua sta la differenza, accettati così come sei per essere felice!

Quello che io penso e che Susy aveva proprio una gran voglia di vestirsi bene, capisco un giorno o quando esci ma che ogni mattina mi devo truccare e tirare mamma mia che stress !!!
Almeno Susy aveva dei colleghi interessanti tipo Umberto :)
Che tra l’altro per me e’ proprio affascinante.
Poi dipende da come uno e’ fatto io ho una mia amica che si tira per scendere a prendere la posta dal postino….
Capirai……….

Jane, apprezzo e amo i tuoi colori variopinti. E’ la tua naturalezza che farebbe innamorare chiunque abbia la capacità di accorgersi del tuo animo niveo.
Buon San Valentino, con chiunque tu sia adesso.

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