Ecco qui l’invito ufficiale:
Associazione “Forche Caudine”, circolo dei Romani d’origine molisana, con il patrocinio della Regione Molise, assessorato al turismo
INVITA
alla presentazione libraria de “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” di Simonetta Tassinari (Giunti editore, 256 pagine, 14,50 euro)… spaccato dell’Italia sul finire degli anni Sessanta attraverso gli occhi di una bambina che vuole cambiare il mondo…A cura di Ida Santilli
Venerdì 26 febbraio 2010, ore 18,30
c/o Dolce Idea, via Tolemaide 14 - RomaCOME SCENOGRAFIA OPERE DEL PITTORE MOLISANO GUERINO PALOMBA
Info: www.forchecaudine.it, info@forchecaudine.it, tel. 06-7029692
I sette comuni della Valmarecchia, di recente passati sotto la provincia di Rimini, in occasione del mese di marzo, storicamente dedicato alle donne, organizzano una serie di appuntamenti dal titolo complessivo di “Codice donna: teatro, libri, arte e musica per celebrare lo spirito femminile”.
Si inizierà l’8 marzo con una mostra di pittura nel palazzo mediceo di San Leo, mentre il giorno 13, alle ore 17, sarà presentato “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” nel teatro sociale di Novafeltria a cura di Fioretta Faeti Barbato, critica e presidentessa delle prime edizioni del Premio letterario nazionale “Il Pungitopo”.
Ma ci aggiorneremo…
Le ultime due presentazioni di “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” si sono svolte all’insegna del gran freddo. A Capracotta (Isernia), il 3 gennaio, le accuratissime relazioni del poeta e critico Valentino Campo, dello scrittore, attore e poeta Fabio Mastropietro e della scrittrice Antonella Presutti hanno riscaldato la sala della biblioteca comunale, ma all’esterno la temperatura era di meno sette… malgrado la mancanza di neve, ahimè, che però pare stia arrivando.
A Rocca San Casciano (Forlì), il 5 gennaio, era addirittura in corso una bufera di neve! Grazie ai non pochi coraggiosi che ugualmente si sono presentati nella sala consiliare del municipio ad ascoltare le relazioni del sindaco, l’avvocato Rosaria Tassinari, e del giornalista e critico Quinto Cappelli.
D’altra parte, per un romanzo uscito a metà novembre non ci si poteva attendere altro, malgrado l’ambientazione balneare!
La presentazione di “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” a Rocca san Casciano, prevista per il 19 dicembre, è slittata al 5 gennaio a causa del Generale Inverno che ha pesantemente visitato l’Appennino romagnolo (e non solo) in questo fine settimana..
Appuntamento a ridosso della Befana, dunque!
A Rocca San Casciano, sabato 19 dicembre, alle ore 17,30, presso la Sala consiliare del Municipio, il Sindaco, dottoressa Rosaria Tassinari, e il giornalista Quinto Cappelli, presenteranno “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” e, naturalmente, ci sarò anch’io.
Rocca san Casciano, sull’Appennino toscoromagnolo, a poco più di venti km da Forlì, è uno dei paesi della cosiddetta “Romagna toscana”, amministrativamente dipendenti da Firenze fino ai primi decenni dell’Ottocento,l con peculiarità linguistiche e gastronomiche. E’ noto in tutta Italia per la Festa del falò che si tiene in occasione della festività di San Giuseppe, nel mese di marzo…
In passato solo le case principesche possedevano un parco, simbolo di potere e insieme di separazione e diversificazione dalle abitazioni dei sudditi. Col passare del tempo l’ideale aristocratico, soprattutto durante l’Umanesimo, si complica di riflessioni filosofiche: un giardino è un microcosmo in cui l’uomo e la natura, la civiltà e la natura si incontrano. Le case borghesi, imitando quelle dei sovrani, già dall’Ottocento si circondano di un giardino diviso in varie zone che, più o meno consapevolmente, ricordano le teorizzazioni dell’Umanesimo: il prato, il bosco, la fontana, il giardino segreto, quello più vicino all’edificio. In fondo, anche negli attuali giardini la simbologia si ripete e si tramanda; attenzione, allora, quando disegniamo un’aiuola o sistemiamo una statua da qualche parte…potemmo comunicare una simbologia diversa da quella che abbiamo in mente.
Un giardino ritratto dal vero- nè all’italiana nè alla francese nè all’inglese, semplicemente un giardino degli anni Sessanta coltivato a fiori con una zona a boschetto, una piccola fontana e un’altalena- fa da sfondo costante a “La notte in cui sparì l’ultimo pollo”. Qui i tre protagonisti elaborano le strategie per migliorare la vita dei loro amici, una volta deciso di trasformarlo in una comune “hippy”. Qui si rifugiano, qui si nascondono, qui ascoltano la musica , da qui, arrampicati su un albero, osservano, muniti di binocolo, i loro vicini. I bambini hanno dato un nome a tutti i suoi angoli; in particolare, ci sono la prateria e l’Antica Roma, luogo, quest’ulitmo, dove, vestiti di lenzuola vecchie, interpretano Cesare accoltellato da Bruto in Senato.
L’Antica Roma, in realtà, nel mio giardino c’era davvero…
Durante il firma copie a Campobasso, lo scorso 5 novembre, mi è stato domandato se c’è qualcosa in comune tra me e la Sabrina, la protagonista de “La notte in cui sparì l’ultimo pollo”, e se i due bambini che compaiono in copertina sono realmente i fratelli della protagonista, Renata e Nelson.
Condivido con i tre ragazzini, Sabrina, Renata e Nelson, un’infanzia fortunatamente felice vissuta alle spalle del mare di Cattolica, a Ponte Tavollo, nella grande casa con giardino annessa alla centrale elettrica. Ma anche qualcos’altro, come il tipo di educazione ricevuto- abbiamo studiato tutti e tre dalle suore, le Maestre Pie dell’Addolorata- e qualche piccola vicenda. Tuttavia, il viso dei due bambini in copertina non è quello dei miei fratelli, e le vicende sono in buona parte d’invenzione..Di certo, uno dei particolari che ricordo con maggiore rimpianto della mia infanzia era il grande giardino nel quale, praticamente, noi tre vivevamo.
Un grande giardino, con i suoi mille angoli che la fantasia può trasformare a piacimento, è un luogo magico. Non solo si impara ad apprezzare la natura con le sue trasformazioni stagionali, ma è come se da essa si potesse direttamente ricevere una forza speciale, la stessa della rugiada al mattino, che fa da tramite tra il giorno e la notte e ti ricorda di continuo il tuo essere un figlio della terra.
Relatori d’eccezione per la presentazione di “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” a Campobasso, il prossimo 28 novembre, ore 18,00, presso l’Aula Magna dello storico Convitto nazionale “M. Pagano”:
Paolo Di Mizio, il Caporedattore del TG 5 responsabile della nightline (il TG 5 della notte, la rubrica Rassegna stampa e il notiziario flash Prima Pagfina, dalle 6:00 alle 8:00 di mattina), nonchè scrittore e autore dell’apprezzatissimo romanzo “Storia di Giuseppe e del suo amico Gesù”, edito da Marsilio nel 2007 e ristampato nel 2008;
Sergio Bucci, giornalista RAI , saggista, autore di numerose ricerche storiche e storico-sociali , tra le quali “Feudo, classi sociali, lotte contadine nel Molise in età moderna e contemporanea”, edito nel 2007.
Chissà cosa diranno…
L’interrogativo non è proprio così drammatico e pregnante come l’amletico “Essere o non essere?”, però la simpatica Angela ci offre l’occasione di parlarne. Bilancia, calorie, diete dissociate o bilanciate, “ho messo su un chilo o due”, “non entro più nella gonna o nei jeans”, “scoppio da tutte le parti”: più o meno ognuna di noi si esprime in questo modo diverse volte al giorno. Ognuna di noi ha in mente il proprio periodo aureo (dalla taglia 42 alla 44), quello ancora accettabile (dalla 44 alla 46), quello dello straripamento completo (dalla 46 in là, verso l’infinito e oltre come Buzz Lightyear).
A me è successo di rimpiangere la moda ottocentesca o addirittura settecentesca, che in effetti tirava fuori il lato migliore di tutte e nascondeva quello che c’era da nascondere.
Posso raccontarti, Angela, che una delle mie figlie, quand’era una bambina (evidentemente di buon appetito) una volta mi domandò se le suore fossero tenute ad essere magre, e io le risposi, naturalmente, di no. Forse sarebbe stato il caso di spiegarle che, in realtà, nessuno “è tenuto” ad essere magro, escludendo i casi in cui una dieta dimagrante si impone per motivi di salute; si tratta in effetti di una scelta culturale e sociale più che di un dovere con qualcosa da spartire con l’etica. A ogni modo io non fui così profonda e, per l’appunto, me la cavai con un semplice “no”, senza capire dove lei volesse arrivare. La mia secondogenita mi rispose: “Beh, allora da grande farò la suora, così potrò mangiare quanto mi pare”.
Rapida e piacevolissima puntata per una presentazione di Susy Bomb a Larino, la città dell’olio, dell’anfiteatro romano e di un magnifico duomo, il 13 novembre, ospite della locale sezione della FIDAPA (Federazione italiana donne arti professioni e affari). Due le relatrici d’eccezione: la presidentessa, Prof. ssa Maria Vitale, e la Vice presidente, prof. ssa Mariella Di Bernardo, e un pubblico, non solo femminile, davvero folto e partecipe.

